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Gabriele Moreno Locatelli
Gabriele "Moreno Locatelli è un vagabondo del Vangelo che parte dalla Lombardia e non pianta la sua tenda da nessuna parte, passando per tante esperienze e obbedendo a due sole regole: seguire Gesù e servire tutti coloro che ci passano accanto in questa breve vita. Lo uccidono i cecchini di Sarajevo, mentre porta fiori sul ponte di Vrbania, dove c'era stato il primo morto di quella guerra. Nell'ultima tappa del suo pellegrinaggio Gabriele Moreno si era accompagnato al movimento Beati i costruttori di pace ed è a loro nome che era a Sarajevo tra l'estate e l'autunno del 1993. Ma era stato nell'Azione Cattolica, aveva studiato teologia a Napoli e Friburgo, aveva provato per cinque anni a fare il francescano tra Assisi, Napoli e la Sicilia. Aveva anche bussato alla porta dei Piccoli Fratelli di Gesù, a Spello. Era persino vissuto tre anni a Parigi, per assistere un prete infermo.
All'ingresso della sua casa di Canzo (Como) aveva messo una targa con queste parole del Cantico dei Cantici: Forte come la morte è l'amore. Ecco un grido in forma di poesia che manda a tutti e a ciascuno da Sarajevo il 25 agosto 1993, quaranta giorni prima della sua morte:


Vi prego
gridate
che qui la gente muore
di granate
di snajper (cecchini)
di malattie
ma anche
di paura
di angoscia
di disperazione
perché non c'è pace
non c'è pane
e l'inverno arriva
e nessuno crede
che non li abbiamo dimenticati.
Vi prego
gridate.


Ed ecco come aveva motivato nel 1982 il tempo passato a Corleone (sì, nel paese siciliano della mafia, dov'era ospite di un convento francescano) ad assistere un uomo al quale era stata amputata una gamba, con lo stesso atteggiamento con cui vivrà l'avventura di Parigi:

Conviene veramente sforzarsi di servire tutti coloro che ci passano accanto in questa breve vita, prima di tutto perché non c'è niente che renda più felici del fare il bene, anche quando costa o si riceve in cambio solo ingratitudine, e poi perché, quando ci presenteremo di fronte a Lui, almeno ci saranno un mucchio di fratelli in cui noi lo abbiamo riconosciuto che ci apriranno le porte del cielo.

Pensando di farsi Francescano - in una comunità particolare che segna il ritorno al rigore delle origini - aveva sperimentato la questua a piedi nudi. E come gli piaceva camminare questuando, così gli piaceva fermarsi e allacciare amicizie occasionali e tenaci. Come Benedetto, così Gabriele Moreno sostava a lungo ma non si fermava mai. A un sacerdote che - pochi mesi prima dell'appuntamento di Sarajevo - gli chiedeva se finalmente avesse trovato la sua strada, rispose: "Ma la mia strada è sempre la stessa: seguire Gesù".
Ed eccolo qui al ponte Vrbanja di Sarajevo: è il 3 ottobre 1993, Gabriele Moreno ha 34 anni, è impegnato - con altri quattro amici del movimento Beati i costruttori di pace - nella realizzazione del progetto Si vive una sola pace. Iniziano l'attraversamento del ponte, si fermano a metà, si inginocchiano a pregare un momento e arrivano i proiettili dei cecchini. Avrebbero dovuto posare lì un mazzo di fiori, sul luogo del primo morto di quella terra. Poi avrebbero dovuto andare dai soldati serbi e da quelli bosniaci, a offrire un pane di pace. Lo portano in ospedale, l'operano due volte e con l'ultimo fiato chiede agli altri: "Stanno tutti bene?".
Così se ne va questo cristiano vagabondo, che a forza di cercare il Signore in ogni terra ha finito con l'incontrarlo a metà di un ponte proibito.
 

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