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PROGETTO
DIALOGHI
Laboratorio
di idee per Giovani adulti e Adulti giovani
Per
essere cristiani missionari, creativi e non abitudinari, come ci invitano i
Vescovi, (cfr. CEI, Lettera ai fedeli laici, Fare di Cristo il cuore del modo,
1) è importante impegnarci per l’inculturazione del messaggio cristiano,
ovvero per l’incontro fecondo tra il Vangelo e i vari saperi.
Invitati dal Progetto Pastorale “In mezzo alle case” ad «offrire
percorsi adeguati» ai «giovani adulti di oggi» (cfr. Mons.
Donato Negro, Progetto Pastorale, In mezzo alle case, 106 ) vogliamo, sperimentare
insieme ai GA-AG della nostra associazione e delle nostre comunità parrocchiali
un percorso che vuole essere “Laboratorio culturale”, spazio in
cui incontrarsi per riflettere insieme su temi fondamentali per la vita dell’uomo.
La scelta anche
dei luoghi, come le sale d’incontro civiche, vuole sottolineare la scelta
di andare verso gli altri, di incontrarli su luoghi “neutrali” o
comunemente familiari, con l’idea, da parte nostra, di “uscire allo
scoperto” per ascoltare e farci ascoltare e per promuovere insieme, laici
e cristiani, un nuovo pensiero.
DESTINATARI: Giovani adulti e Adulti
giovani (25- 40 anni)
OBIETTIVO: formazione integrale della persona per aiutare ad
orientarsi in un tempo e in quei contesti (lavorativi, sociali ecc.) sempre
più secolarizzati e multiculturali.
FASI: il
progetto si articola in tre anni:
1. persona: soggetto antropologico (2005-06)
2. persona in relazione (socialità)
3. persona e territorio (cittadinanza)
L'idea di fondo del primo anno è quella di confrontarsi su chi è
l'uomo, cioè conoscere il pensiero sulla figura dell’uomo nel contesto
contemporaneo, mediante anche una lettura di quanto accade nella prassi.
Vogliamo, infatti, approfondire il tema secondo quattro ambiti (cultura, economia,
politica, comunità ecclesiale) per cercare di comprendere che idea di
uomo vi è alla base delle strutture, dei modi di vivere, delle proposte
in tali ambiti.
Nel secondo anno l’attenzione sarà posta sull’aspetto relazionale
della persona, per cogliere come negli ambiti già in precedenza evidenziati
sono pensati e sviluppati i rapporti fondanti la vita (famiglia, uomo-donna,
persona-comunità ecc.).
Nel terzo anno ci si soffermerà a considerare ciò che la persona
è chiamata a compiere nei diversi contesti individuati, in forza del
senso di a??????Ç?ŸE???ppartenenza e di un atteggiamento responsabile.
METODO:
il lavoro prevede un contributo degli esperti, cioè di coloro che, operando
negli ambiti già individuati, siano voce delle diverse visioni e letture
della realtà, quindi uno spazio di laboratorio in cui i partecipanti
all’incontro possano confrontarsi e approfondire i temi trattati.
1°
ANNO
TEMPI: 4 incontri
MODALITÀ: sabato pomeriggio “incontro pubblico con
esperti”; domenica mattina laboratorio in gruppo. |
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PROGRAMMA E CONTENUTI:
11/12 marzo
2006 – Sternatia, Aula Consiliare
L’uomo nella cultura contemporanea
Alla ricerca di
consapevolezza, libertà e responsabilità per scoprire la dignità
dell'uomo.
I primi tre temi sono, infatti, quelli che alla fine definiscono la coscienza
della persona e sono quelli che permettono di dire in modo compiuto "Io",
di parlare in prima persona, di vivere con gli altri e di compiere azioni che
abbiano un senso morale.
Proprio perché persona, l'uomo ha una dignità al di sopra di ogni
altra cosa (Gaudium et spes, 26), che il cristiano spiega anche considerando
l'essere uman??????Ç??????o come un essere "progettato" e creato da Dio pensando
a Gesù Cristo come modello (Gaudium et spes, 22).
Nel contesto contemporaneo fenomeni come lo smarrimento dell’orizzonte
metafisico, la preminenza di uno stile di vita consumistico, il primato assegnato
alla tecnologia e alla ricerca scientifica fine a se stessa, ed ancora l’importanza
di apparire devono essere compresi nei loro aspetti culturali e messi in rapporto
con il tema centrale della persona umana, della sua crescita integrale. È
importante ricordare che “la cultura è ciò per cui l’uomo
diventa più uomo” (Giovanni Paolo II, Discorso all’UNESCO1980,
7).
Bisogna essere desti, allora, perché la cultura non sia strumento di
impoverimento dell’umanità, ma sia capace di arricchire l’uomo.
1 / 2 aprile 2006 – Poggiardo, Aula Consiliare
L’uomo e l’economia
Quale economia
per il progresso dell’uomo e dei popoli?
Perché l'economia sia per l'uomo e non l'uomo per l'economia, le azioni
economiche devono essere subordinate alle persone, ad ogni persona e, quindi,
in tempi di globalizzazione, ad ogni popolo. I popoli della terra devono essere
tutti nella condizione di crescere e di dare il proprio contributo alla comunità
internazionale ( Gaudium et spes, 65): solo in questo modo sarà riconosciuta
loro la dignità di cui sono portatori. La Populorum Progressio spiega
quanto non sia possibile aspettarsi il progresso dei popoli investendo solo
in "moneta" e non investendo sugli uomini e sulla loro realizzazione.
E' in questo senso che assume importanza il diritto al lavoro per gli uomini
(cfr. Laborem excerse??????Ç??????ns).
Si tratta di mettere in atto una responsabilità nei confronti degli altri
uomini ed è quindi necessaria un'economia fondata sull'etica della responsabilità
(cfr. Centesimus annus, 41 e Sollicitudo rei socialis, 32).
13 /14 maggio
2006 – Galatina, Palazzo della Cultura
L’uomo e la politica
“La persona
umana è fondamento e fine della comunità politica” (GS,
25) e, dunque, quest’ultima esiste per ottenere la crescita più
piena di ciascuno dei suoi membri, a partire dalle cose più "materiali"
(cfr. Rerum novarum, 27; 38) sino a quelle più "spirituali",
da quelle più soggettive a quelle che riguardano l'ordine e la pace internazionali
(Mater et magistra, 85) per realizzare il bene comune.
A tal fine il principio di solidarietà e il principio di sussidiarietà
costituiscono una simbiosi di esigenze ed aspirazioni diverse che collaborano
al funzionamento dell'ordinamento della società umana, senza che l'Io
prevalga sugli altri (La Rerum Novarum auspica una sempre maggiore solidarietà:
cfr. nn. 40-42) e senza che l'autorità statale sopprima le individualità
o i gruppi inferiori (cfr. Quadragesimo anno, 79-80).
A ciò si aggiunga l’importanza dell’amicizia civile (cfr.
S. Tommaso d’Aquino, De regno. Ad regem Cypri, I, 10) esercitabile da
ciascun individuo e il cui campo è quello del disinteresse, del distacco
dai beni materiali, della loro donazione, della disponibilità interiore
alle esigenze dell’altro (Cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, 2212-2213).
10 / 11giugno 2006 – Corigliano d’Otranto, Castello de’
Monti
L’uomo nella comunità ecclesiale
La Chiesa come
"popolo di Dio" e il ruolo dei laici in quanto tali.
Il concetto di "Chiesa-comunione" ha fatto riscoprire, negli anni
del Concilio, l'integrità del popolo di Dio e la funzione dei laici:
“uno è, quindi, il popolo eletto di Dio (…), comune è
la dignità dei membri” (LG, 32).
I fedeli laici non possono essere né ignorati all'interno della Chiesa
né devono assumere ruoli suppletivi rispetto alla gerarchia; ad essi
si richiede di testimoniare nel mondo Gesù Cristo e quindi di non vivere
distaccati dal mondo (cfr. LG, 30-37; AA, 2-3,7,13).
Eppure bisogna ricordare come nel rapporto tra gerarchia e laicato “non
sempre l’auspicata corresponsabilità ha avuto adeguata realizzazione
e non mancano segnali contraddittori” (CEI, Lettera ai fedeli laici, Fare
di Cristo il cuore del modo, 2).
Ricordiamo, ancora, come essendo la Chiesa “solidale con il genere umano
e con la sua storia” (GS, 1), è chiamata a camminare insieme con
tutta l’umanità e a sperimentare assieme al mondo la medesima sorte
terrena, e ad essere come il fermento e quasi l’anima della società
umana ( cfr. GS, 40). La Chiesa deve, inoltre, richiamare l’uomo alla
propria dignità e insieme, pastori e laici sono chiamati ad essere vicini
all’uomo d’oggi.
Dépliant
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