La relazione del presidente Miano al Convegno delle presidenze diocesane

Convegno delle Presidenze diocesane di Azione Cattolica

Chi ama educa

L’impegno dell’AC per una rinnovata cura educativa

(8/10 maggio 2009 – Roma, Domus Pacis, via di Torre Rossa, 94)

Franco Miano:

«Mettiamo a disposizione del Paese il nostro patrimonio di capacità formativa»

Con la relazione del presidente nazionale Franco Miano, sono proseguiti questa mattina i lavori del Convegno delle presidenze diocesane di Azione Cattolica, che si è aperto ieri a Roma presso la Domus Pacis e si concluderà domani, e a cui partecipano 800 responsabili diocesani dell’associazione provenienti da tutto il Paese.

Chi ama educa. L’impegno dell’AC per una rinnovata cura educativa, questo il tema centrale. Si tratta di una scelta con la quale l’associazione intende rispondere alla sfida dell’«emergenza educativa», che Benedetto XVI e i vescovi italiani hanno più volte sottolineato.

«Seguendo le indicazioni del Santo Padre, l’Ac vuole farlo con la consapevolezza che un’azione educativa ha efficacia solo se è intimamente animata da una volontà di amore» ha sottolineato il presidente Miano, ricordando con le parole di Papa Ratzinger come «l’educazione ha bisogno anzitutto di quella vicinanza e di quella fiducia che nascono dall’amore» e che «ogni vero educatore sa che per educare deve donare qualcosa di se stesso e che soltanto così può aiutare i suoi allievi a superare gli egoismi e a diventare a loro volta capaci di autentico amore».

Nel suo intervento, il presidente nazionale dell’AC ha sottolineato inoltre come «la scelta educativa dell’Azione Cattolica, proprio perché vuole rispondere alle sfide del tempo presente e proprio per lo stretto legame che l’associazione ha con la Chiesa locale e il territorio in cui è posta, non può essere disincarnata, ma è attenta alla realtà e soprattutto alla vita delle persone. Non va, infatti, mai dimenticato che al “cuore” del servizio educativo occorre sempre porre l’uomo, e dunque che la formazione non può risolversi in un mero esercizio di animazione o nello sviluppo di “tecniche”.Proprio da questo stretto rapporto con la storia dell’uomo e del Paese nasce forte l’impegno che l’AC assume per la vita: chi ama educa e educa a comprendere la vita come dono».

Per questo l’Azione Cattolica ha sottoscritto il manifesto “Liberi per Vivere”, che il Convegno delle presidenze diocesane ha rilanciato, «per suscitare», come ribadito nella relazione del presidente Miano, «momenti di incontro su tutto il territorio nazionale attraverso i quali promuovere, in chiave educativa, lo stile ordinario della solidarietà, dell’accompagnamento, della vicinanza a tutte le situazioni in cui l’esistenza umana è ferita e bisognosa di cure. Sono le relazioni che sanano l’uomo, e anche il doloroso momento del fine vita ha senso quando è accompagnato dalla presenza amorevole dell’altro».

Per Miano «l’attenzione ai nostri tempi e ai nostri luoghi si esprime anche nella intensa partecipazione dell’AC al lavoro preparatorio della prossima Settimana sociale dei cattolici italiani. L’associazione, proprio perché per sua natura è pienamente e profondamente inserita nella vita ecclesiale, intende offrire un vivace, concreto e allo steso tempo pensoso contributo».

«Del resto l’educazione al bene comune», per il presidente Miano, «è nel dna dell’Azione Cattolica, e caratteristica dell’Ac è proprio quella di fornire a ciascuno una proposta formativa organica in cui la fede parla alla vita e viceversa. Tutto ciò si svolge nell’ordinario dei gruppi parrocchiali e territoriali, e a misura delle diverse età, attraverso il lavoro prezioso, talvolta eroico di educatori e responsabili che gratuitamente, spesso facendo l’esperienza della solitudine, prendono a cuore la vita di ragazzi, adolescenti, giovani e adulti, cercando di offrire un luogo formativi caldo e familiare. E proprio questa forte popolarità e familiarità della proposta oggi si rinnova all’esigenza di coinvolgere nel processo educativo le agenzie, in primis famiglia e scuola».

All’ordinario occorre affiancare una riflessione costante sullo stato di salute del Paese. Ecco allora il presidente dell’AC ricordare come da tempo l’associazione «ha avviato una riflessione sull’attuale crisi economica, che ha anche carattere etico. Anche in questo caso non abbiamo voluto limitarci a una elaborazione teorica o alla formulazione di un comunicato, ma abbiamo scelto di sostenere il Fondo di solidariètà promosso dalla Cei».

«Non manca la preoccupazione nell’associazione» dice ancora Miano, «per la più generale questione morale che spesso soffoca la vita politica: forte anche della testimonianza di uomini che, come Vittorio Bachelet, hanno dato la vita per le istituzioni e per il bene comune, l’associazione vuole educare in modo forte alla partecipazione attiva alla vita pubblica, creando i presupposti per nuove e ormai necessarie vocazioni sociali. Anche in questo caso ci guidano le parole del Papa, in particolare il vibrante discorso ai giovani di Cagliari».

«Parimenti», ribadisce ancora il presidente dell’Azione Cattolica «sta a cuore all’associazione la grande sfida dell’integrazione e del dialogo con gli stranieri: l’associazione tuta vuole educare, in sinergia con le altee agenzie, al rispetto della dignità umana, educare ad una convivenza autentica, che va oltre la semplice tolleranza. È una necessità alla quale la politica deve contribuire fornendo un quadro reale e scevro da ideologie circa l’importanza e la bellezza della presenza straniera in Italia».

Un pensiero particolare, infine, all’Abruzzo «Non è mancata la vicinanza dell’associazione alle popolazioni colpite dal sisma. Proprio in questa ottica abbiamo sottoscritto un accordo con Caritas per indirizzare nel modo più adeguato le tante disponibilità che i soci e le associazioni territoriali hanno offerto e continuano ad offrire».

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