Apertura dei lavori e relazione del prof. Monticone al Convegno delle presidenze
Convegno delle Presidenze diocesane di Azione Cattolica
Chi ama educa
L’impegno dell’AC per una rinnovata cura educativa
(8/10 maggio 2009 – Roma, Domus Pacis, via di Torre Rossa, 94)
Alberto Monticone:
«Il metodo dell’Ac e soprattutto le persone che lo hanno messo in atto sono fattori di continuità e in qualche modo interpellano l’associazione a proiettarsi verso l’avvenire con decisione e originalità».
Con la relazione del prof. Alberto Monticone, “Ac ed educazione: una storia di fedeltà”, sono iniziati i lavori del Convegno delle Presidenze diocesane di Azione Cattolica, riunite a Roma per una tre giorni dedicata al tema dell’emergenza educativa, più volte sollevato da Papa Ratzinger.
Presenti circa 800 responsabili dell’associazione, provenienti da quasi 200 diocesi del Paese, che intendono rispondere alla sfida educativa lanciata da Benedetto XVI, forti della viva tradizione formativa dell’Azione Cattolica e della fitta e popolare rete che vede l’associazione presente in migliaia di parrocchie di tutto il Paese.
«L’impegno per la cura educativa così come la passione per il bene comune – ha ricordato all’inizio dei lavori il presidente Franco Miano – sono per noi il sentiero di santità su cui concretizzare il nostro essere Azione Cattolica nella Chiesa di Cristo. Ciò ha una prima conseguenza: la scelta educativa dell’Ac, non può essere disincarnata, ma è attenta alla realtà e soprattutto alla vita delle persone. Non va dimenticato mai che al “cuore” del servizio educativo va sempre posto l’uomo, e dunque che la formazione non può risolversi in un mero esercizio di animazione o nello sviluppo di “tecniche” educative».
Nella sua relazione il prof. Alberto Monticone, presidente del Consiglio scientifico dell’Istituto per la storia dell’Azione Cattolica e del Movimento Cattolico in Italia “Paolo VI”, ha ripercorso i 140 anni di storia dell’Azione Cattolica, riletti alla luce del suo impegno educativo, ricordando innanzitutto come «la lunga storia dell’AC trova le sue coordinate di fondo nella ricerca della qualità cristiana e nella conseguente azione nella società del proprio tempo, variamente operanti a seconda della struttura dell’associazione stessa e ovviamente delle condizioni della comunità ecclesiale e civile».
Sin dalle sue origini, dai tempi di Giovanni Acquaderni e di Mario Fani, «l’Azione Cattolica ha sempre coltivato la sua vocazione ad essere luogo di preparazione dei giovani a seguire la fede cristiana e testimoniarla, in stretta obbedienza col pontefice». Un impegno non scalfito neanche durante gli anni bui del fascismo e della dittatura che anzi videro «i dirigenti locali e i soci dell’Ac affinare il metodo educativo e meglio individuare gli scopi di un apostolato in quelle particolari circostanze».
Il prof. Monticone ha poi ricordato come «le ricerche storiche sui Comitati Civici e sulla spiritualità laicale del Preconcilio stanno offrendo un più equilibrato giudizio su l’Ac degli anni 50, quella che visse la stagione del confronto ideologico e del radicalizzarsi dello scontro politico nel Paese». E in dubbio per il prof. Monticone, che «in quegli anni si siano verificate differenti impostazioni del progetto formativo apostolico e che esse abbiano portato non solo qualche separazione, ma anche al bisogno di un chiarimento di fondo che solo nel Concilio troverà la sua realizzazione».È in fatti il Vaticano II che «cambio il concetto stesso di Chiesa, popolo di Dio in cammino nella storia, in amicizia con gli uomini del proprio tempo con lo stigma della regalità, della sacralità e del sacerdozio, e per la piena identificazione della vocazione e della missione dei laici».
La stessa”scelta religiosa” realizzatasi come naturale conseguenza dell’evento conciliare appare appunto «legata fortemente alla volontà di essere Chiesa e di esserlo nella storia del proprio tempo, per scorgere e legittimare cosi la propria vocazione e la propria missione: e l’Ac quella volontà cercò di tradurla come associazione a misura delle condizioni della Chiesa italiana e della Repubblica e di fare dei suoi aderenti protagonisti di laicità cristiana nel loro tempo».
Per il prof. Monticone: « La proposta educativa del Concilio relativamente ai laici sta dunque nella valorizzazione della loro vocazione e missione, calandole nella realtà ecclesiale e civile del tempo attraverso la lettura dei segni dei tempi».
Ora l’Ac, «ha cercato nell’ultimo periodo di procedere al discernimento dei fattori che caratterizzano il cammino della Chiesa italiana e quello del Paese e conseguentemente di aggiornare e sviluppare la sua azione formatrice, con quella fedeltà alla duplice storia del popolo cristiano italiano. Non è stato e non è tuttora una cosa facile, dal momento che la comunità ecclesiale e quella civile hanno attraversato e stanno attraversando una fase complessa, nella quale proprio il tema dei valori fondamentali e della laicità si presenta continuamente come elemento di difficile intesa e anzi spesso di separatezza o contrasto».
Oggi, per il prof. Montico, «il problema di fondo è che l’educazione alla duplice cittadinanza si è trovata di fronte all’indebolimento dei luoghi di mediazione culturale, politica, partitica, tanto da indurre alla tentazione per entrambe le parti, ecclesiale e civile, del diretto accordo o viceversa del contrasto. Inoltre si è verificato un declino delle agenzie formative alla cittadinanza nell’uno e nell’altro campo, mentre è vistosamente proceduta la massificazione prodotta dalla comunicazione, che apparentemente unifica, ma che in realtà isola nell’anonimato culturale le persone». Anche in considerazione di ciò, per il prof. Monticone: «L’Ac è dunque divenuta allora un prezioso strumento di educazione alla laicità cristiana, da vivere dentro la comunità ecclesiale e in quella civile, per la sua stretta connessione con la Chiesa locale e per il suo metodo di educazione permanete».
«La lunga storia dell’opera educativa dell’Azione Cattolica» ha concluso il prof. Alberto Monticone «è certamente segnata da un filo conduttore, quello della tensione verso un modo comunitario di scegliere, crescere ed essere cristiani e cittadini nella Chiesa e nell’Italia del proprio tempo, con l’aspirazione di dare un segno ed un contributo di speranza, di fraternità e di amicizia. In questo percorso accanto a prevalenti momenti di piena luce non ne sono mancati taluni di appannamento, ma il metodo dell’Ac e soprattutto le persone che lo hanno messo in atto sono fattori di continuità e in qualche modo interpellano l’associazione a proiettarsi verso l’avvenire con decisione e originalità.
