Giu 21

di Saretta

SShhh….c’è una notte dell’anno, agli ultimi di giugno, in cui ritualmente centinaia di migliaia di giovani studenti si sottopongono al batticuore pre esame di stato. Ognuno ricorda “la sua notte” con tutta la trepidazione che l’ha abitata, i “ce la farò?”, le ansie di una prova “seria”, per la prima volta…

In questa notte, tra fisarmoniche e pappe reali, inevitabile non pensare ai progetti annunciati proprio qualche giorno fa dalla Gelmini… di una terza prova all’esame di stato internazionale come quello delle medie, o almeno nazionale, cioè uguale per tutti… Qualcuno diceva (don Milani, chi se no!) che non c’è più grande ingiustizia che far le parti uguali tra disuguali…

Ma al domani ci pensiamo… domani. Stanotte, ragazzi, è vostra e noi la dedichiamo a voi, che affronterete l’esame in questo 2010, che concludete un percorso di studi, di vita, 5 anni che resteranno nel cuore, nel bene e nel male, sempre… avventure che cominceranno a settembre…

Stasera no, stasera pensiamo alla prima prova di domani… un passo alla volta!

Sono circa 500.000 gli studenti che ogni anno affrontano l’esame di stato… e, per questo 2010, che domani affronteranno la prima prova d’esame. Tra loro, quanti msacchini! E loro, e agli altri, va stanotte la nostre preghiera ed il nostro sostegno. Maturandi di oggi e di ieri, stanotte, questa più delle altre, ci teniamo tutti stretti nel cuore

…Buonanotte cari msacchini

un augurio di essere sale… e metterci sale (in zucca!). Lo Spirito Santo vi aiuti a conquistare la serenità del sonno dei giusti…^_^

Giu 17

di Saretta

dove è finita la riforma? Da dove è partita?Viaggio nei meandri delle vicende ministeriali per capire a che punto stiamo…

di Saretta Marotta

apparso su “Ricerca” di maggio 2010

Di ministri che si sono attribuiti il merito di aver compiuto la “prima” riforma organica della scuola italiana dopo quella Gentile la storia della repubblica è piena. Ciascuno per suo conto ha preteso di essere iscritto nell’albo della memoria. Quando la vera riforma verrà speriamo che si faccia annunciare dalle trombe dell’Apocalisse… Al momento, di segni dei tempi non se ne vedono, i sigilli restano chiusi.

Cominciamo dal principio. I prologhi sono sempre istruttivi, in particolare nel caso delle leggi. Nel caso della nota “riforma Gelmini”, la chiave di tutto l’ingranaggio fu posta in un contesto che parla da solo: era l’estate 2008 quando veniva approvata la legge 133, la finanziaria, il cui art. 64 cambiava definitivamente faccia alla scuola italiana. Il Ministero dell’Economia soffiava la cattedra a quello in viale Trastevere, disponendo un programma di “razionalizzazione” della scuola italiana sotto tre punti di vista: delle strutture (la rete di scuole sul territorio), dell’organico (fu posto il “taglio” del 15% del personale ATA e di 80.000 docenti in tre anni) e degli ordinamenti. Al Ministro a capo del MIUR non restava che dover predisporre i regolamenti attuativi di tale articolo, il “piano programmatico”, appunto, cioè la cosiddetta “riforma”. Innanzitutto non facciamo confusioni: la “riforma” Gelmini non c’entra nulla con il brevissimo dpr 169, quello, per intenderci, che in soli dodici articoli, accostati un po’ alla Readers Digest, ha introdotto il voto in condotta, il maestro unico (per la verità sottinteso nelle conseguenze della finanziaria), la valutazione in cifre anche alle elementari e medie e la fatidica nuova materia “cittadinanza e costituzione” (due anni dopo lo sbandieramento di quella presunta innovazione, chiedete al prof. Luciano Corradini, vittima qualche tempo fa degli strali di Galli della Loggia, quanto questa materia abbia dovuto rassegnarsi ad un destino non diverso di quello della cugina educazione civica). Una “leggina” nata nell’estate 2008 proprio per consolare il detronizzato Ministro, dandole un progetto di legge tutto suo, dedicato integralmente alla scuola, proprio perché non si dicesse che il sistema formativo lo si cambiava solo con la calcolatrice. Ma questo ddl, nato il 1 agosto in forma molto più ampia, a fine mese, il 28, s’era dovuto accontentare dei ristretti panni di decreto, per la consueta prassi a cui purtroppo ci siamo abituati, per cui, pur di accelerare i processi legislativi, si finisce per fare gaffe incredibili, come quella recentemente avuta con un articolo del dl 134 “salva-precari” convertito in legge il 24 novembre 2009 e cassato il 27, che ci ha fatto gloriosamente entrare nel Guinness dei primati per essere durato solamente 48 ore…

Ma torniamo alla “riforma Tremonti”. Che più che altro è un “riordino”, nato di tutta fretta dal necessario rimpasto tra la riforma precedente targata Moratti, l’obbligo scolastico alzato a 16 anni da Fioroni e gli urgenti ed esigenti i limiti imposti dall’art. 64 della finanziaria.

Impossibile, dati i tempi, predisporre un piano organico, nessun “rapporto” o documentazione pedagogica (come invece fu il rapporto Bertagna per il Ministro Moratti, che pure ebbe modo di convocare nel 2001 gli “Stati Generali dell’Istruzione”) è sorta a sostenere il cambiamento e, purtroppo, a smentire l’accusa che si trattasse solo di una razionalizzazione economica.

Primo elemento: da 396 indirizzi sperimentali di licei e una sessantina tra diplomi di professionali e tecnici tutto è stato ricondotto a sei licei (artistico, classico, linguistico, musicale, scientifico e scienze umane), 2 settori per i tecnici (economico e tecnologico) e 2 per i professionali (servizi e industria-artigianato), con un numero limitato di indirizzi al proprio interno. Sembrerebbe un passo in avanti, necessario ed incontestabile. Peccato però che molte di queste sperimentazioni, consolidate da decenni e che hanno costituito il punto di forza della scuola dell’autonomia, siano eredità difficili con cui fare i conti. Ne sono una dimostrazione le miriadi di eccezioni, che purtroppo agiscono in senso tutt’altro che confermativo della regola e che stanno brulicando per l’Italia, tra istanze di professori, famiglie ed enti locali che riescono a salvare i propri istituti, vantando a buon diritto anche premi e riconoscimenti a livello europeo, e una meno nota eccezione, il “liceo della comunicazione”, che indisturbato continua la sua esistenza nelle scuole paritarie. Le regole o valgono per tutti o per ciascuno devono esserne chiari i criteri, altrimenti è ben difficile intravedere dove si concretizzi il risparmio e la tanto inseguita razionalizzazione.

Passiamo ai contenuti: i corsi sono organizzati, come stabilito dalla Moratti, in due bienni più anno finale. Il primo biennio Fioroni l’avrebbe voluto uguale o quasi uguale per tutti, nei variegati licei come nell’istruzione tecnica e professionale. Sarebbe questo il senso dell’obbligo scolastico elevato a 16 anni, per garantire una formazione “di base” più o meno omogenea a chiunque, attorno a quattro assi culturali e formativi essenziali: linguaggi, matematica, scienza e tecnologia e infine quello della storia e delle scienze sociali. Eppure la riforma Gelmini nel primo biennio dello scientifico (ma anche dell’artistico e del musicale) prevede solo 3 ore a settimana per una materia fondamentale come la storia, che tra l’altro le deve pure spartire con la forzatamente collega geografia e con la sempre dimenticata educazione civica. Praticamente un’ora e mezza, meno persino della ginnastica o quasi quanto la religione. Dei saperi sociali forti, quelli che connotano la cittadinanza, tipo diritto ed economia, in tutti i licei neanche l’ombra, a parte l’opzione economica del liceo delle scienze umane. Il latino, però, passa pure al linguistico! Va meglio ai tecnici e professionali, più rispettosi degli obiettivi formativi dell’obbligo scolastico e più omogenei: tra loro il sistema delle “passerelle” (ovvero la possibilità di cambiare percorso formativo) funziona a meraviglia, ma rispetto ai licei, così come tra i licei stessi, il muro è invalicabile.

Non si hanno notizie poi neanche della tanto attesa didattica laboratoriale. Difficile immaginarla, se in ogni regolamento si ripete la premurosa premessa “da attuarsi senza ulteriori oneri per lo Stato”. Per di più, la generalizzata riduzione delle ore ad una media di 27/30 a settimana non soltanto ha reso più ardua l’attuazione di approfondimenti, ma anche il normale andamento della didattica, che si ritrova con meno tempo ma in compenso più alunni per classe, rallentando pesantemente lo svolgimento di verifiche e lezioni. Sono soprattutto i professionali, passati da 40 a 30 ore settimanali, a scontare le conseguenze più dure di questa riforma all’insegna del risparmio. Scelte orarie e aumento della densità media delle nostre aule purtroppo dimostrano che più che gli obiettivi educativi degli studenti la priorità inseguita è quella di ridurre le cattedre. Del resto è stato sempre l’art. 64 della legge finanziaria a chiudere le SISS, bloccando in questo modo l’abilitazione all’insegnamento, per cui le graduatorie dei docenti restano blindate mentre un’intera classe di freschi e appassionati neolaureati, da due anni tagliati fuori, contempla vaste prospettive di ancora lunghe attese prima che venga indicato loro il modo di accedere alla docenza, persino da precari.

L’epilogo della saga, si stenta a crederci, è persino più inquietante. Secondo la legge finanziaria i “tagli” (e quindi anche il riordino della scuola) dovevano essere operativi già dal primo anno del triennio 2009/2012. Ma i frutti dei sofferti risparmi non potranno essere incassati prima del 2010/2011, quando i provvedimenti saranno operativi. Tra l’altro, solo per le prime classi. Su questo punto l’hanno avuta vinta le commissioni parlamentari ed il Consiglio di Stato che hanno condizionato il parere favorevole ai regolamenti al fatto che la riforma fosse operativa nel 2011 solo per le classi prime e non per il biennio, come invece si sarebbe voluto. Ciò rassicura i ragazzi che quest’anno hanno appena cominciato il proprio percorso scolastico, alle elementari come alle medie e alle superiori. Ma non rassicura affatto Tremonti che, a questo punto, a legge 133 approvata, naufragata l’ipotesi di risparmio attraverso la razionalizzazione strutturale della scuola, deve pur sempre trovare il modo di far quadrare i conti. E i fondi preventivati come ricavo nell’ambito dell’istruzione – risparmi che solo al 30% sarebbero stati reinvestiti nella scuola – bisogna in qualche modo che saltino fuori.

A questo scopo viene in aiuto l’eredità lasciata da Padoa-Schioppa, ovvero la cosiddetta “clausola di sicurezza”, in virtù della quale quanto non risparmiato col taglio degli organici previsto nella finanziaria viene recuperato riducendo i trasferimenti diretti dal Ministero alle istituzioni scolastiche, ovvero i fondi per l’autonomia (legge 440/97)

Per intenderci, sono i soldi che regolano il normale funzionamento delle scuola, dall’acquisto degli arredi (scrivanie, registri, lavagne) al piano dell’offerta formativa, dalle supplenze alle attività promosse da studenti e insegnanti. Per Padoa-Schioppa era un virtuoso principio per cui dall’incentivo si arrivava prima o poi ad accelerare il risparmio. Applicato alla legge 133 è un dichiarato assassinio.

Non si arrossisca allora di fronte allo tzunami di “proteste della carta igienica”, diffuse tra i genitori di tutta Italia, o all’acceso dibattito intorno alla questione se sia lecito e costituzionale nella scuola pubblica chiedere volontari “contributi” alle famiglie. E mentre i dirigenti scolastici hanno matasse sempre più difficili da sbrogliare (ammesso che resti quel po’ di lana), c’è chi si è inventato perfino le lotterie scolastiche. Nel trambusto, la verità è cristallina per tutti: questa sarà la vera riforma.

Giu 09

di Saretta

di Don Nicolò Tempesta - apparso su “Il fatto del Giorno”

Giorni fa mi è capitato di condividere su un autobus a Roma un po’ di tempo con alcuni giovani ragazzi che commentavano con piacere la notizia apparsa quasi a sigillare l’anno scolastico (già tormentato) 2009-2010: la proposta dell’apertura delle scuole dopo il 30 settembre.

Si tratta di una proposta contenuta in un disegno di legge presentato alla commissione istruzione del Senato e che vede il posticipo dell’inizio dell’anno scolastico al 30 settembre. Un ritorno al passato, come negli anni Sessanta/Settanta, quando la scuola iniziava i primi di ottobre, proposto anche per aspettare la fine del caldo di settembre e “allungare la stagione estiva anche rispetto al ciclo meteorologico. Ciò permetterebbe alle regioni a vocazione balneare un prolungamento della stagione turistica” e di conseguenza “potrebbe aiutare le famiglie a organizzare meglio il periodo delle vacanze e dare anche un aiuto al turismo”.

Basta questa bella notizia  commentavano i ragazzi con i loro zainetti pieni di libri e i loro sorrisi furbi – per anticipare le vacanze! Che gran bella notizia! E intanto il dibattito (non solo politico!) è aperto, proprio come le vacanze che sono ormai alle porte.

Guardavo l’orologio e mancava più di mezz’ora alla mia fermata, mi sono ricordato dei tempi belli della mia età scolare, gli ultimi compiti in classe e le vacanze che sembravano una conquista perché avevo avuto un buon voto sulla pagella scolastica: la vera firma di chiusura all’anno che era ormai al termine.

Così nell’isolamento da trasporto, tipico di chi usa i mezzi per spostarsi, mi sono nate un po’ di domande. Mi sono chiesto se questo è proprio quello che ci vuole alla nostra istituzione scolastica sempre più sotto l’occhio del ciclone; mi sono pure domandato se in un contesto socio-economico più che “liquido”, direi anzi abbastanza fluttuante, come il nostro, l’immagine un po’ fantozziana della famiglia che può programmare le sue vacanze sino a settembre corrisponda alla realtà concreta di chi, con molta probabilità, quest’anno non potrà neppure permettersi “le ferie” considerando soltanto i costi dell’apertura della scuola (settembrina o meno) e il loro peso sul bilancio familiare di fine mese. Mi sono posto pure il quesito circa la data di chiusura delle scuole: se essa verrà posticipata, gli alunni saranno costretti ad andare a scuola fino alla fine di giugno e ad affrontare la maturità fino a luglio. Sono ancora obbligatori secondo la direttiva europea i 200 giorni di scuola su 365? Dal momento che il calendario scolastico è competenza delle regioni e non del governo centrale, non sarebbe opportuno un accordo tra Stato e poteri locali? E infine m chiedo se gli effetti della proposta garantiscono un miglior rendimento scolastico, sebbene ciò interessi ancora a qualcuno.

Al di là dell’immediatezza e forse della superficialità di queste considerazioni che mi fanno pensare alla ferialità della vita delle nostre famiglie, mi domando anche quale sia la differenza tra la nostra scuola e, magari, un centro commerciale, senza orari e forse con l’unico criterio oggi valido, quello finanziario, uno spazio solo “economico” dove far scorazzare i bilanci, i tagli e tutto il resto. I tempi di inizio e fine, le vacanze extra estive si accorciano, si allungano, si spostano senza tener conto di quanto sia cambiata materialmente (e non solo) la vita di genitori, figli e nonni.

Conviene forse che recuperiamo una delle più belle definizioni di scuola (attribuita ad Alberto Magno maestro di san Tommaso d’Aquino! Scusate se è poco!) come laboratorium animae. Spazio dove ci si educa e si cresce: questo è importante! Credo che l’urgenza sia quella di una scuola che riscopra in modo nuovo il suo compito educativo e si organizza per assolvere in modo rinnovato la sua dimensione di “laboratorio” dove si costruisce mattone dopo mattone, con pazienza, la comunità degli uomini di domani.

La scuola educa non ad intermittenza, quasi diluendo in pillole di tempo un tipo di cultura che corre il rischio di diventare sempre più informativa e poco formativa, ma mostrando ai ragazzi il carattere vitale del sapere e facendo assaporare la ricchezza che la scuola stessa ha in ordine alla crescita dell’umanità di ciascuno. Sarebbe utile riproporre le istanze culturali di questo nostro tempo per capire meglio la realtà e per saper interagire con essa; ma sarebbe meglio proporre il sapere per comprendere la propria umanità, nel suo senso e nei suoi valori. Una scuola che nel suo bilancio preventivo alla fine dell’anno scolastico si propone di assumere in pieno la sua funzione educativa, in questo nostro tempo di emergenza educativa (o forse di emergenza educatori!!) è una scuola che ripensa complessivamente il suo progetto riproponendosi come laboratorium animae.

La scuola è luogo di vita, un piccolo universo in cui si intrecciano molte dimensioni: è spazio di cultura, ma anche luogo di relazioni, di trasmissioni di valori, di legame con il territorio e le sue istituzioni… ciascuno di questi aspetti credo debba essere ripensato e re-interpretato alla luce del compito educativo che qualifica e orienta la nostra cara scuola.

Abbiamo bisogno di quella stessa scuola che ha educato tutti quanti noi ad andare a “scuola da grandi”, tutti i giorni, secondo una bella poesia di un educatore che sin da piccoli abbiamo incontrato sui banchi della scuola del nostro paese: Gianni Rodari. C’era tempo sufficiente per poterlo studiare e imparare a memoria le sue filastrocche.

Anche i grandi a scuola vanno
tutti i giorni di tutto l’anno.
Una scuola senza banchi,
senza grembiuli nè fiocchi bianchi.
E che problemi, quei poveretti,
a risolvere sono costretti:
“In questo stipendio fateci stare
vitto, alloggio e un po’ di mare”.
La lezione è un vero guaio:
“Studiare il conto del calzolaio”.
Che mal di testa il compito in classe:
“C’è l’esattore delle tasse”!


Giu 08

di Saretta

Durante l’Equipe Nazionale del 3-6 giugno, la Segreteria nazionale ha nominato un nuovo delegato MSAC al Forum delle associazioni studentesche maggiormente rappresentative presso il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Si tratta di Michele Azzoni, della diocesi di Venezia e già incaricato regionale del Triveneto. Assieme al veterano Agatino Lanzafame, Michele rappresenterà il Movimento ai tavoli del MIUR.

In bocca al lupo e grazie ad entrambi!

Giu 07

di michele

«I capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi,

hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi»

Costituzione Italiana, Art. 34.3

1. Cos’è questo documento

Questa riflessione è l’elaborazione delle idee e delle attenzioni emerse durante i lavori di uno dei “cantieri” sui quali il Movimento Studenti di Azione Cattolica (MSAC) ha riflettuto in occasione del suo convegno nazionale della scorsa primavera, la “Mo.Ca” (sigla per “Movimento in Cantiere”). La Mo.Ca. è l’ormai tradizionale appuntamento triennale in cui il movimento entra in “cantiere”, chiamando a raccolta tutti i segretari ed i responsabili diocesani per riflettere insieme e confrontarsi sulle tematiche che riguardano le politiche scolastiche L’obiettivo è quello di offrire ai segretari diocesani l’occasione di approfondire i temi “caldi” del momento nel dibattito sulla scuola, con l’opportunità di un confronto diretto con esponenti politici e delle istituzioni, al fine di elaborare insieme le riflessioni e le proposte del MSAC per la politica scolastica. Quest’anno il MSAC ha messo “a cantiere” tre temi: Organi Collegiali, Diritto allo Studio e riforma dei Saperi.

2. Le nostre riflessioni sul diritto allo studio

Il diritto allo studio, come ricordato nell’apertura di questo documento, è sancito dalla nostra Carta Costituzionale come il diritto di ogni studente, capace e meritevole, di raggiungere i gradi più alti degli studi anche se privo di mezzi. Affinché l’obiettivo designato dalla nostra Costituzione si realizzi veramente, risulta fondamentale che il legislatore metta in atto alcuni strumenti attraverso i quali vengano fornite pari possibilità a tutti gli studenti.

Le istituzioni responsabili in materia, in base all’articolo 117 comma 3 della Costituzione, sono le Regioni, le quali provvedono a regolamentare la materia con legge regionale e, nel rispetto del principio di sussidiarietà, assegnano a Comuni e Province determinati compiti relativamente all’erogazione delle prestazioni e dei servizi in materia di Diritto allo Studio.

Il confronto avvenuto all’interno della Mo.Ca. ha fatto emergere come le diseguaglianze economiche e sociali presenti nelle diverse regioni del nostro paese e la qualità dell’azione amministrativa portata avanti dagli enti locali fanno si che gli studenti italiani non abbiano tutti gli stessi diritti, come emerge chiaramente dal confronto delle varie leggi regionali operato dai responsabili del Msac durante la preparazione dei lavori del convegno.

Alla luce di tale riflessione riteniamo sia prioritaria l’emanazione di una legge quadro nazionale relativamente al tema del diritto allo Studio che definisca le prestazioni minime a cui ogni studente ha diritto, al fine di garantire ad ogni studente.l’uguaglianza sostanziale ex art. 3 della Costituzione Italiana.

Tale legge, a nostro parere, deve intervenire necessariamente, al fine di definire i livelli essenziali delle prestazioni, su alcuni ambiti individuati a livello nazionale. I ragazzi del MSAC, confrontandosi nell’ambito dei laboratori svolti durante la Mo.Ca., ne hanno indicati come prioritari alcuni.

3.Gli interventi che chiediamo

Infrastrutture ed edilizia scolastica;

Ambienti sicuri, salubri e dignitosi sono indispensabili per garantire un effettivo diritto allo studio.

1) Chiediamo la creazione di una task-force ministeriale coinvolgendo le associazioni studentesche e la protezione civile al fine di effettuare un monitoraggio della sicurezza delle infrastrutture con particolare attenzione alle zone ad alto rischio sismico, pur consapevoli che il MIUR sta già provvedendo a questo monitoraggio.

2) Chiediamo, inoltre, di obbligare, con interventi legislativi mirati, gli enti locali a costituire una commissione di verifica dell’adeguatezza degli edifici alle normative vigenti.

3) Chiediamo laboratori e tecnologie all’avanguardia a disposizione degli studenti, affiancando la pratica e la sperimentazione alla teoria. Per essere al passo con i tempi chiediamo che ogni scuola sia dotata obbligatoriamente dei laboratori inerenti ai programmi di studio dell’istituto con il conseguente stanziamento di una somma di denaro al fine di dotare tutte le scuole di un’aula informatica funzionale e adeguata alle esigenze.

• Trasporti

1). È fondamentale obbligare gli enti locali a sovvenzionare gli abbonamenti ai mezzi pubblici a prezzo agevolato per gli studenti, attraverso la previsione di tariffe differenziate a seconda dei componenti del nucleo familiare e del reddito degli stessi e a provvedere ad un adeguato collegamento mediante il trasporto pubblico degli edifici scolastici.

Borse di Studio

1) Chiediamo la razionalizzazione delle borse di studio introducendo l’obbligo di attribuire le stesse secondo criteri (uniformi) di reddito e di merito. Si potrebbe pensare all’introduzione di un meccanismo in base al quale si possa suddividere l’importo in più rate, la cui erogazione dipenda dal rendimento dello studente.

2) Collaborazioni part-time: Possibilità per le istituzioni scolastiche di stipulare con gli studenti al di sopra dei 16 anni d’età che possiedono determinati requisiti di reddito e merito dei contratti di collaborazione part-time, durante il periodo estivo, o durante le ore pomeridiane, al fine di attuare un ulteriore sostegno al reddito degli studenti come accade per gli studenti universitari in alcuni atenei Italiani .

Libri di testo

1) Chiediamo l’istituzione di biblioteche presso le scuole che concedano in comodato d’uso i testi agli studenti aventi determinati requisiti di reddito, con possibilità di acquisto degli stessi al termine dell’anno scolastico e obbligo di risarcimento in caso di danneggiamento.

A tal fine sarebbe importante che gli Enti Locali, sulla base di una legge quadro nazionale, destinassero delle somme di denaro alle scuole in modo che esse (singolarmente o in rete) possano acquistare una sufficiente quantità di libri di testo in adozione nelle varie classi. Verrebbero create, in questo modo, delle biblioteche con un gran numero di libri di testo che potrebbero quindi essere presi in prestito. Ciò sarebbe necessario in particolare per i libri più costosi, che gli studenti potrebbero evitare di comprare usufruendo dei libri in dotazione nella biblioteca scolastica.

2) Sarebbe inoltre auspicabile la previsione di analoghi meccanismi per il comodato d’uso di computer portatili.

3) Riteniamo poi importante garantire almeno una semigratuità per l’acquisto dei libri di testo nelle scuole secondarie di primo e di secondo grado, privilegiando questo ciclo di studi rispetto alla scuola primaria, che attualmente gode della totale gratuità e che, rispetto alle scuole secondarie, prevede una spesa totale di gran lunga inferiore per l’acquisto della dotazione. In alternativa o in aggiunta si dovrebbe introdurre l’obbligo, per le istituzioni regionali, di erogare buoni libro che coprano una percentuale rilevante delle spese per i libri di testo degli studenti aventi determinati requisiti di reddito.

4) Riguardo al sistema di adozione dei libri di testo, è necessario attuare un intervento di monitoraggio, specialmente nella scuola secondaria di secondo grado, volto da un lato a verificare la piena attuazione dell’art. 2 comma 4 del DPR 249/1998 secondo il quale “gli studenti, i genitori e i docenti devono collaborare nella scelta dei libri di testo tenendo conto anche del fattore economico” e dall’altro, qualora nelle scuole risultino “libri consigliati”, a verificare che questi siano realmente tali, prevedendo delle sanzioni amministrative per le scuole che impiegano il sistema del libro di testo con acquisto consigliato, ma che in realtà obbligano lo studente all’acquisto dello stesso.

5) Riteniamo fondamentale infine un monitoraggio ministeriale che garantisca il rispetto da parte degli editori dell’art. 5 della Legge 169/2008, con particolare attenzione a garantire che la possibilità di aggiornamento mediante appendici non consenta agli editori di eludere quanto disposto dalla Legge.

Orientamento;

Esso va distinto in orientamento in entrata e in uscita:

1) In entrata: introdurre l’obbligo per le istituzioni scolastiche di attivare dei percorsi di orientamento per gli studenti che intendono iscriversi, per verificare l’effettiva consapevolezza della loro scelta, di predisporre servizi di orientamento specifici per gli studenti stranieri al fine di fornire informazioni sui percorsi didattici e supporto per l’apprendimento della lingua italiana.

2) In uscita: prevedere specifici percorsi di orientamento, con il coinvolgimento delle istituzioni universitarie e delle associazioni studentesche, al fine di garantire una scelta che tenga conto dei progetti e delle attitudini degli studenti.

• Carta dello studente

Riteniamo molto importante l’idea intrapresa dal Ministero della Pubblica Istruzione da tre anni ormai di realizzare la Carta dello studente “Io Studio”.

Ciò nonostante riteniamo che sia fondamentale realizzare una campagna pubblicitaria adeguata (Circolari ministeriali, media, canali di informazione telematici, pubblicità all’interno delle scuole, delle cartolerie e dei luoghi di aggregazione giovanile) in modo che gli studenti possano venire a conoscenza delle convenzioni già stipulate dal ministero come numerose aziende italiane. Sono molti gli studenti che non conoscono i benefici che, seppur ancor oggi limitati, possono trarre dalla Carta dello studente.

Chiediamo al Ministero un costante monitoraggio su tutte le scuole del territorio nazionale in modo che possa essere verificata l’effettiva diffusione e consegna delle Carte agli studenti che ci risulta non avvenga in alcune scuole.

Chiediamo al Ministero di rendere possibile, sia alle Consulte Provinciali Studentesche sia alle singole scuole, di stipulare convenzioni locali con esercenti per ottenere sconti nei bar, nelle pizzerie, nelle cartolerie, nei panifici, etc.

• Attività di recupero

La domanda fondamentale alla quale è necessario partire per affrontare questo ambito è: chi pensa a chi resta indietro?

1) Secondo noi, per garantire il diritto allo studio è necessario che tutti gli studenti possano fruire di corsi di recupero organizzati dalla propria scuola, al fine di non dover ricorrere a costosi professori privati. E’ possibile pensare ad una sospensione dell’attività didattica tra il primo ed il secondo quadrimestre (nel caso si adotti la suddivisione in trimestri si potrebbero realizzare sia tra il primo e il secondo sia tra il secondo e il terzo) durante la quale gli studenti con insufficienze siano seguiti dai loro docenti nelle ore scolastiche. Gli studenti che non presentano insufficienze, invece, potrebbero usufruire di corsi per il potenziamento.

• Disabilità

1) Affinché veramente tutti possano avere il diritto di studiare è importante la previsione di incentivi per gli enti locali che provvedono all’eliminazione delle barriere architettoniche presenti negli istituti. Non è pensabile che nel 2010 ci siano molte strutture scolastiche non adatte all’accoglienza di ragazzi portatori di handicap.

2) È indispensabile l’attivazione, da parte degli istituti scolastici, di percorsi per garantire la piena integrazione degli studenti disabili, con la collaborazione delle associazioni studentesche.

• Formazione degli insegnanti e continuità didattica

1) E’ necessario garantire la formazione di insegnanti che siano competenti, appassionati e motivati con la previsione di corsi di formazione obbligatori e di verifiche periodiche per i docenti. Inoltre risulta fondamentale per gli istituti scolastici, garantire ove e come possibile la continuità didattica dei docenti. A tal fine sarebbe opportuno un intervento legislativo del MIUR.

4. Il nostro impegno: le buone prassi msacchine

Con la consapevolezza che al fine di garantire realmente il Diritto allo Studio a tutti gli studenti non è sufficiente (ma comunque necessario) soltanto un intervento legislativo ma è indispensabile il contributo di tutti coloro che si impegnano quotidianamente a scuola e alla luce del fatto che la nostra presenza a scuola è caratterizzata dallo stile della corresponsabilità, ci impegniamo, insieme alle istituzioni, a realizzare il diritto allo studio di tutti gli studenti attraverso una serie di iniziative che ci coinvolgono in prima persona come studenti singoli e come associazione studentesca.

Tali buone prassi, che riguardano tutti gli ambiti sopraindicati e che saranno promosse dai circoli diocesani del Msac in tutta Italia possono essere indicate a titolo esemplificativo

1) Creazione di una rete di scambio/prestito di libri usati.

2) Organizzazione, coinvolgendo le famiglie, mercatini del libro usato.

3) Impegno in prima persona per rendere vivibile la nostra scuola mediante la realizzazione di “giornate della creatività” durante le quali vengano puliti e ridipinti i locali dell’edificio scolastico che necessitano di manutenzione.

4) Organizzazione di gruppi di studio pomeridiani affinché nessuno “resti indietro” e tutti possano recuperare eventuali lacune.

5) Interesse costante al modo di vedere, di vivere e di sentire la scuola da parte degli studenti disabili, attraverso iniziative di sensibilizzazione sul tema delle barriere architettoniche.

6) Attività volte a garantire informazione e trasparenza sulle risorse a disposizione della scuola e degli enti locali.

7) Impegno concreto nel monitoraggio relativo allo stato delle infrastrutture e di segnalazione di eventuali disfunzioni alla dirigenza e nel caso di interzia della stessa agli enti locali competenti.

Giu 07

di Saretta

Recuperato dopo numerosi tentativi e macchinosi scervellamenti, alla fine la genialità di Elena Poser ha premiato tutti i msacchini! Ecco a voi il servizio trasmesso dal TG1 sullla SFS a RImini di aprile!

yeah!!!

servizio tg1 sfs

Giu 03

di michele

Anche ieri mattina, come tutti i giorni, ho acceso il mio computer per cercare di tenermi aggiornato sui fatti del mondo e, come al solito, navigando per i vari siti internet dei quotidiani nazionali mi è saltata all’occhio una notizia; il titolo diceva così: “Padova: mercato nero delle traduzioni al liceo: sufficienza a 5 euro”. Incuriosito (e parecchio) inizio a leggere la notizia e immediatamente inizio a rabbrividire!

Dall’articolo, infatti, si capiva che, sebbene copiare sia, come tutti gli studenti sanno bene, un’attività ben conosciuta e nota, quello che era successo al liceo classico Tito Livio di Padova aveva dell’incredibile. In questo liceo, che è assai noto (è, infatti, il liceo dove si diplomò l’attuale presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano), i ragazzi erano riusciti a realizzare un vero e proprio “mercato nero” delle traduzioni di greco e latino, mediante il quale, pagando 5 €, si otteneva la traduzione della versione che si doveva tradurre durante il compito in classe, assicurandosi in questo modo la sufficienza.

Il metodo escogitato, secondo quanto riportato dal quotidiano “Il Messaggero”, era questo: “appena conosciuto il contenuto del compito in classe uno studente chiedeva di uscire (ma dico io: si può essere così ingenui - per usare un termine educato - da consentire di uscire dall’aula all’inizio di un compito??? vabbè…), si accordava con alcuni colleghi di classi superiori in attesa fuori dall’aula e questi, dopo pochi minuti, consegnavano direttamente o attraverso telefonino il compito eseguito a regola d’arte. La sufficienza era assicurata”.

Il losco mercato delle traduzioni è stato scoperto da alcuni docenti che hanno trovato sul social network più diffuso fra i giovani, Facebook, un gruppo nel quale veniva sponsorizzato questo sistema; docenti che, non appena han scoperto il tutto, insieme alla dirigenza scolastica hanno inflitto pesanti sanzioni (sospensioni di parecchi giorni) scatenando le ire dei genitori che, sempre secondo quanto riportato dal quotidiano “Il Messaggero”, - considerando l’intervento punitivo troppo duro - “ora meditano di impugnare i provvedimenti a carico dei loro figli”.

La cosa che mi ha lasciato maggiormente perplesso non è la punizione inflitta dalla scuola, nemmeno la reazione dei genitori e nemmeno il fatto in se della copiatura quanto, piuttosto, il fatto che per “passare un compito” questi ragazzi si facessero pagare 5€: a mio modesto parere, una vera e propria associazione mafiosa!

Voi cosa ne pensate?

Mag 26

di Saretta

Sono on-line da stamattina sul sito del ministero i nomi dei componenti delle commissioni per gli esami di Stato di tutta Italia. Per cercare la tua, basta andare sul motore di ricerca all’interno del sito del MIUR, inserire il nome dell’istituto, oppure la provincia e la tipologia di scuola, oppure direttamente il nome di un prof per arrivare subito ai risultati desiderati

A cosa serve conoscere in anticipo i nomi dei membri della commissione? Lasciando perdere le supposte distinzioni tra “buoni e cattivi” (per fortuna non avremo Dario Argento come nella serie tv “Tutti pazzi per amore!”) è molto importante capire chi sono i docenti membri della commissione per farsi un’idea sulle loro competenze di valutazione. Sapere che ad esempio il presidente della commissione è laureato in storia ci permetterà di intuire che durante l’esame orale potrebbe farci qualche domanda su quella materia, oppure che è il caso di studiare bene la fisica se il presidente di commissione è specializzato in quella

“Cum grano salis” (andate a studiare sul vocabolario cosa vuol dire, se non lo sapete… non si sa mai!) gambe in spalla gente e buona fortuna.

Il Movimento Studenti di Azione Cattolica di tutta Italia in questi giorni vi ha nelle sue intenzioni di preghiera!

CIAOOOO

Mag 24

di Saretta

é una iniziativa promossa per tutti i giovanissimi d’Italia dal settore giovani dell’Azione Cattolica

Significa cominciare la settimana con una preghiera comune, che ci tenga uniti tutti nella lode al Signore e nell’affidamento delle nostre giornate, fatiche, gioie….

Noi giovani di AC adoriamo il lunedì!

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dal sito nazionale Adoro il lunedì

“Io vorrei che noi giurassimo un patto
che non conosce confini terreni
né limiti temporali: l’unione nella preghiera.”

Pier Giorgio Frassati


“Sì, adoro il lunedì. Eppure sappiamo benissimo cosa rappresenta questo giorno: la sveglia inopportuna dopo uno o due giorni di riposo, il ritorno alla routine, i pensieri, lo stress, il benedetto zaino da rimetterci in spalla o il malloppo di cose da aggiornare per il lavoro… Anche Vasco Rossi canta a squarciagola “Odio il lunedì”. C’è chi, invece, questo giorno lo adora. O meglio, Lo adora, con la “L” maiuscola.

Già, perché il lunedì, per i giovani e i giovanissimi di Azione cattolica, è il giorno in cui possono sentirsi tutti particolarmente uniti attraverso la preghiera. Ogni lunedì, infatti, i giovani e giovanissimi possono dedicare un momento più prolungato della loro giornata al Signore certi che lo stesso gesto sarà compiuto da tutti i coetanei di Ac in tutta Italia.

“Adoro il lunedì” è una semplice occasione che vogliamo divulgare il più possibile e vivere con costanza per ricordarci il primato della contemplazione, come i santi e i beati di Ac ci hanno trasmesso, per dire a noi stessi che gli impegni, le attività, la nostra stessa vita hanno senso nella misura in cui sono vitalmente collegati alla Sorgente che è Cristo, la perla preziosa per cui val la pena spendere la propria esistenza. Con Lui tutta la vita acquista un colore nuovo nel segno della santità.

Mag 09

di Saretta

Con l’Ordinanza ministeriale n. 44 del 5 maggio 2010, il Ministero dell’istruzione ha dettato le istruzioni e le modalità organizzative ed operative per lo svolgimento degli esami di Stato conclusivi dei corsi di studio di istruzione secondaria di secondo grado nelle scuole statali e non statali. Date un’occhiata per capire come funziona anche il meccanismo dei crediti formativi!!!!