Archive for the ‘Ministero’ Category

Feb 04

Oggi, 4 febbraio, il Consiglio dei ministri ha dato il via definitivo alla riforma del sistema di istruzione secondario di II grado approvando, in seconda lettura, i regolamenti recanti “norme per il riordino dei licei, degli istituti tecnici e degli istituti professionali”. La riforma partirà già dal prossimo anno scolastico per le SOLE classi prime. Accolta quindi la richiesta del Forum delle Associazioni studentesche maggiormente rappresentative, delle commissioni cultura di Camera e Senato e del Consiglio di Stato.
Dal prossimo anno scolastico il sistema di istruzione secondario di II grado sarà così organizzato: 6 percorsi liceali (classico, scientifico - diviso in due indirizzi-, linguistico, scienze umane e coreutico-musicale), 2 settori per gli istituti tecnici - economico e tecnologico - (suddivisi al loro interno in diversi ambiti per un totale complessivo di 11 indirizzi) e, infine, altrettanti settori, con 6 indirizzi complessivi, per i professionali.

Il primo settore degli istituti tecnici riguarda due indirizzi: “amministrativo, finanza e marketing” e ”turismo”. Il secondo settore - quello tecnologico - è suddiviso in nove indirizzi:  ”meccanica, meccatronica ed energia”, “trasporti e logistica”, “elettronica ed elettrotecnica”, “informatica e telecomunicazioni”, “grafica e comunicazione”, “chimica, materiali e biotecnologie”, “sistema moda”, “agraria, agroalimentare e agroindustria” e, infine, “costruzioni, ambiente e territorio”.

Gli istituti professionali saranno suddivisi, invece, in 2 settori: “servizi” e “industria e artigianato”.

Gen 30

Ieri, 29 gennaio, il ministro Mariastella Gelmini ha annunciato, mediante il suo canale su YouTube, le materie oggetto della seconda prova per l’Esame di Stato 2010 e quelle che saranno affidate ai commissari esterni!

Liceo Classico: Greco in II prova (interno) e Italiano, Matematica e Scienze Naturali affidate al commissario esterno

Liceo Scientifico: matematica in II prova (interno) e Italiano, Inglese e Filosofia affidate agli esterni

Liceo Linguistico: lingua straniera in II prova (interno) e Italiano, matematica e filosofia agli esterni

giuridico economico aziendale: economia aziendale in II prova (interno) e Italiano, matematica e diritto agli esterni

Per gli altri indirizzi visitate il sito del Ministero; di seguito il link al quale collegarsi: http://www.pubblica.istruzione.it/normativa/2010/dm5_10.shtml

Dic 28

Se avete intenzione di marinare la scuola, eccovi in aggiunta al senso di colpa un ulteriore aiuto a frenare le bramose voglie di vacanza. Constatata la clamorosa solitudine del vostro banchetto vuoto, un sms  invato dalla segreteria amministrativa avvertirà immediatamente mamma e papà. Se siete accucciati sotto le coperte per un’improvvisa febbre, niente di grave, i vostri genitors potranno rispondere “tutto ok, ha 1 po’ di febbr, ma torna prox”. Se invece vi credevano ligi al dovere chini sui libri sarà un bel problema.

E con l’annuncio del ministro Brunetta di questa novità che pare debba partire a gennaio è cominciato il dibattito tra pedagogisti, studenti e genitori arrabbiati. Tra i molti “finalmente” che osannano un provvedimento che a parer loro frenerà il lassismo studentesco, qualche voce fuori dal coro grida nel deserto: occhio a non deresponsabilizzare gli studenti, ma soprattutto a non dare loro FIDUCIA.

Potrebbe non essere istruttivo nè educativo delegare la responsabilità di andare tutti i giorni a scuola al freno naturale imposto dalla SANZIONE. Siamo proprio sicuri che fare il proprio dovere per paura sia educativo? senza contare che, con un approccio in questi termini, appena trovato il modo di aggirare il rischio, o al primo cedimento (ritardo, dimenticanza, tolleranza) della scuola nell’invio degli sms, lo studente potrebbe tornare alla carica. E allora?

Coraggio, msacchini, tocca a noi esprimerci. Noi che a scuola ci abitiamo tutti i giorni, che ne pensiamo? gli sms sono la manna dal cielo o ci deresponsabilizzano? e ricordate che a gennaio verranno introdotti solo dagli istituti che lo vorranno… sarà un bel dibattito nelle vostre scuole. damose da fà!

Dic 14

I tre regolamenti sul secondo ciclo dell’istruzione (uno per i licei, uno per i tecnici e uno per i professionali) sono stati ancora una volta stoppati. La prima battuta d’arresto l’avevano avuta per l’introduzione della legge sui decreti legislativi che prevede almeno un passaggio per le commissioni parlamentari prima della loro trasformazione in legge. Un’iter prolungato che ha quindi richiesto più tempo, ma ad oggi sembra che, nonostante fossero stati previsti entro la fine di novembre, tali pareri proprio delle commissioni parlamentari non siano ancora pervenuti

Il 9 dicembre la notizia del secondo alt: il Consiglio di Stato  ha temporaneamente stoppato i tre dpr perchè vuole vederci chiaro:  “Sui punti segnalati occorre che il Ministero dell’istruzione fornisca i chiarimenti richiesti”.

Il Ministero infatti deve chiarire:1) LE MODALITA’ di attuazione dei regolamenti che prevedono, lo ricordiamo, la ristrutturazione dei piani orari e degli indirizzi di studi. Il ministero deve appunto prima fornire le nuove indicazioni nazionali riguardo gli Obiettivi Specifici di Apprendimento (i nuovi “OSA”). sono previste poi cattedre riarticolate, ma la cui riforma ancora non si vede, e nuovi criteri di valutazione

Bisogna poi verificare 2)che i dpr non confliggano con la legge sull’AUTONOMIA DIDATTICA. non solo per le porzioni orarie lasciate all’autodeterminazione delle scuole, ma anche per quella costituzione di consigli scientifici di docenti con ospiti esterni, dipartimenti, ecc che a parte del consiglio di stato andrebbero lasciate, per il principio dell’autonomia, all’autodeterminazione degli istituti. Anche perchè per la costituzione di tali organi non sono previsti finanziamenti

Da chiarire poi, è del il passaggio più controvero, 3)le modalità del PASSAGGIO AL NUOVO ORDINAMENTI, una confusione che ha lasciato le scuole in balia del caos e dell’incertezza: “E’ opportuno che il Ministero dell’istruzione illustri la graduazione di tale passaggio, anche con riguardo alla tutela dell’affidamento degli studenti che, trovandosi nelle situazioni di transito, subiranno una modificazione dell’iter formativo prescelto”.

Stando così le cose, è assodato che i tempi si allungano ed è improbabile che la riforma sia operativa dal prossimo anno.

Dic 10

Come vi avevamo promesso nell’ultimo post, vi alleghiamo la presentazione, realizzata dalla Direzione Generale per lo Studente del MIUR, della Carta dello Studente-Io Studio!

La presentazione è salvata in pdf e vi potrà servire per pubblicizzare e per far conoscere, durante i Punti di Incontro (PdI) questo importante e innovativo strumento a disposizione degli studenti italiani…

Come sempre ribadiamo la nostra disponibilità a segnalare al MIUR eventuali disservizi riguardanti la Carta dello Studente-Io Studio! Scriveteci a msac@azionecattolica.it

Carta dello Studente-Io Studio!

Dic 03

Si è svolto ieri (2 dicembre) presso la sede del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca il primo incontro del tavolo sul Diritto allo Studio. Al tavolo hanno preso parte i ministri Mariastella Gelmini (Istruzione) e Giorgia Meloni (Gioventù), le associazioni dei genitori e le associazioni studentesche che fanno parte del Forum delle associazioni studentesche. A seguito di questo incontro i due ministri con alcuni tecnici del MIUR hanno preso parte anche ad un confronto con gli Enti locali ed in particolare con la conferenza Stato-Regioni. Per il MSAC hanno preso parte Marco Maccolini, collaboratore centrale, e Michele Azzoni, incaricato MSAC per il Triveneto.

L’incontro aveva lo scopo, secondo quanto preannunciato dalla Gelmini, di conoscere le proposte e le istanze delle associazioni studentesche e dei genitori. Tutte le associazioni si sono dette molto soddisfatte dell’idea del governo di intervenire sul tema del diritto allo studio elaborando un testo condiviso dalle associazioni e dalle Regioni da presentare alle Camere che, come sottolineato dall’On. Giorgia Meloni, manterranno il loro potere legislativo e quindi potranno apportare tutte le modifiche che riterranno opportune.

Tutte le associazioni, sia quelle degli studenti sia quelle dei genitori, hanno però fatto emergere la necessità di un confronto diretto da parte delle associazioni con la conferenza Stato-Regioni per capire anche le loro disponibilità ma soprattutto la necessità di garantire risorse finanziarie per poter elaborare qualcosa di nuovo sul diritto allo studio. I ministri hanno assicurato il loro impegno in prima persona su questi punti anche se il ministro Meloni ha sottolineato che le risorse finanziarie disponibili, in un periodo di crisi, non sono illimitate e che quindi è necessario uno studio dei costi-benefici delle varie proposte avanzate.

Molti sono stati gli ambiti del diritto allo studio trattati durante il confronto. Il MSAC ha evidenziato la necessità (urgente!!) di una legge quadro sul diritto allo studio che garantisca livelli essenziali di prestazioni erogabili in modo che, in Italia, non ci siano più troppe disparità fra le regioni pur consapevoli del fatto che la scuola superiore, secondo quanto stabilito dall’articolo 117 comma 3 della nostra Carta Costituzionale, è di competenza concorrente fra Stato e Regioni. Questa legge quadro dovrebbe quindi garantire alle famiglie un sostegno economico per far fronte al problema del caro libri (pensando magari anche alla possibilità dell’introduzione del servizio prestito libri come già avviato da alcuni comuni italiani, fra i quali quello di Roma), la possibilità di usufruire dei trasporti pubblici a prezzi agevolati, di usufruire di borse di studio, come stabilito dall’articolo 34 della nostra Costituzione, dovrebbe incentivare la diffusione della Carta dello Studente “Io Studio”, rendendo possibili convenzioni locali. Insomma una legge che punti a garantire davvero una scuola “aperta a tutti” e che eviti il più possibile la dispersione scolastica. La necessità di una legge quadro sul diritto allo studio è stata condivisa anche dalle altre associazioni degli studenti e dai genitori e in particolare dai ministri che hanno spiegato che proprio su questo vorrebbero puntare.

Tutte le associazioni studentesche, a partire dal MSAC, hanno chiesto però di garantire, all’interno di questa legge sul diritto allo studio, iniziative per l’edilizia scolastica con lo scopo di intervenire ALMENO nelle zone a rischio sismico e in quelle scuole a rischio crollo, trovando il favore del ministro Gelmini che ha ricordato che ad oggi, con l’anagrafe degli istituti scolastici, si è giunti a monitorare più del 70% degli istituti.

Sul problema del caro libri, i ministri hanno garantito che in finanziaria saranno previste le risorse economiche necessarie per finanziare l’acquisto dei libri di testo per la Scuola Primaria, a seguito di un chiarimento chiesto dalla Rete degli Studenti, e il ministro Meloni ha illustrato brevemente l’iniziativa approvata dal suo ministero di introdurre nelle scuole italiane degli e-book. Su questo punto tutte le associazioni hanno sottolineato che questa innovazione tecnologica è molto apprezzata ma che bisogna tener conto che non tutte le famiglie italiane sono dotate di un computer.

Nov 03

La Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo (Coe) ha emesso oggi la sentenza sulla legittimità della presenza del crocefisso nelle aule scolastiche dopo il ricorso di una signora italiana. La Corte ha sentenziato che «la presenza del crocefisso, che è impossibile non notare nelle aule scolastiche potrebbe essere facilmente interpretata dagli studenti di tutte le età come un simbolo religioso. Avvertirebbero così di essere educati in un ambiente scolastico che ha il marchio di una data religione». Tutto questo, prosegue la sentenza, «potrebbe essere incoraggiante per gli studenti religiosi, ma fastidioso per i ragazzi che praticano altre religioni, in particolare se appartengono a minoranze religiose o sono atei». Ancora, la Corte afferma che «non è in grado di comprendere come l’esposizione, nelle classi delle scuole statali, di un simbolo che può essere ragionevolmente associato con il cattolicesimo, possa servire al pluralismo educativo che è essenziale per la conservazione di una società democratica così come è stata concepita dalla Convenzione europea dei diritti umani, un pluralismo che è riconosciuto dalla Corte costituzionale italiana».

Il commento più significativo alla sentenza della Corte di Strasburgo è stato quello Conferenza Episcopale Italiana, che dal suo sito esprime “amarezza e non poche perplessità, fatto salvo il necessario approfondimento delle motivazioni, in base a una prima lettura, sembra possibile rilevare il sopravvento di una visione parziale e ideologica. Risulta ignorato o trascurato il molteplice significato del crocifisso, che non è solo simbolo religioso ma anche segno culturale. Non si tiene conto del fatto che, in realtà, nell’esperienza italiana l’esposizione del crocifisso nei luoghi pubblici è in linea con il riconoscimento dei principi del cattolicesimo come ‘parte del patrimonio storico del popolo italiano’, ribadito dal Concordato del 1984“. La Cei sempre sul suo sito nota che “in tal modo, si rischia di separare artificiosamente l’identità nazionale dalle sue matrici spirituali e culturali“, e cita in modo eloquente le parole del papa, Benedetto XVI, il quale, un po’ di tempo fa, aveva affermato che “non è certo espressione di laicità, ma sua degenerazione in laicismo, l’ostilità a ogni forma di rilevanza politica e culturale della religione; alla presenza, in particolare, di ogni simbolo religioso nelle istituzioni pubbliche“.

Il ministro della Pubblica Istruzione, Mariastella Gelmini, ha annunciato, mediante una nota ufficiale, che «il governo ha presentato ricorso contro la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo».

Si registrano però anche commenti molto positivi, come quello dell’Unione degli studenti, associazione studentesca appartenente al Forum  delle Associazioni maggiormente rappresentative presso il Ministero, che afferma: “da sempre chiediamo una scuola plurale, democratica, laica e interculturale, che non ostacoli la libertà di scelta religiosa e la sensibilità degli studenti- spiegano gli studenti dall’Uds- sono questi i principi che devono caratterizzare le nostre scuole e riteniamo che anche il Governo e le forze politiche debbano agire in questa direzione perché si parta proprio dai luoghi della cultura e dell’educazione per raggiungere un costruttivo dialogo tra le varie culture e le varie fedi, in primo luogo tra i cittadini europei“.

E voi che ne pensate??

Ott 20

date le numerose mail di chiarimento che stanno pervenendo a msac@azionecattolica.it (scriveteci!!!) che tirano in ballo fantomatiche “4 settimane estive”, cambiamenti all’esame di maturità e paure dei professori, ripubblichiamo questo articolo che sintetizza le novità Gelmini attive da quest’anno (e ciò che non riscontrate in quest’articolo probabilmente è voce di corridoio). salutocchi!!!

Ai valorosi che non si sono ancora persi d’animo in questo continuo rincorrersi di regolamenti, dichiarazioni, circolari e dpr che si modificano a vicenda nel mondo della scuola italiana vogliamo offrire un piccolo abbecedario delle cosiddette “riforme Gelmini” operative da questo anno scolastico 2009/2010. Partiamo dalle origini.

Era l’estate 2008 quando l’art.64 di quella che è diventata legge 133 (finanziaria) prevedeva un “piano programmatico” per la razionalizzazione de: a)l’organico del personale docente e ATA b)i piani di studio e relativi quadri orari c)rete scolastica. Una vera rivoluzione nella scuola di ogni ordine e grado, che però restava una “riforma” prevista in un provvedimento di natura economica più che in una legge pensata specificatamente per l’istruzione. In aggiunta a ciò, quindi, il ministro Gelmini a settembre 2008 ha fatto varare un proprio decreto, poi divenuto legge 169, tutto di iniziativa ministeriale. Prevedeva: 1)l’insegnamento di “cittadinanza e costituzione” 2)l’introduzione del voto di condotta 3)la valutazione in decimali anche alla scuola primaria 4)il maestro unico 5)il vincolo per le case editoriali di produrre nuove edizioni dei testi scolastici almeno dopo cinque anni.

Da queste due leggi madri (l’art. 64 della 133 e la 169) è discesa un’intera famiglia di dpr, regolamenti e decreti-legge, una babele che speriamo nelle prossime righe di districare per capire che fine hanno fatto tutti quei propositi di riforma annunciati.

Innanzitutto ecco cosa cambia alla scuola primaria: libera scelta del monte ore settimanale tra tre diverse opzioni: 27, 30 o 40 ore. Il tempo pieno dunque “resta”, secondo le scelte delle famiglie e la disponibilità delle scuole. Il maestro unico è operativo, ma per compensare i “surplus” orari delle varie opzioni gli verranno comunque affiancati altri insegnanti: almeno quello di inglese, se il maestro prevalente non basta, e quello di religione. Eliminate le compresenze, le classi successive alla prima continuano a funzionare secondo i vecchi modelli orari.

Qualche novità anche nella riorganizzazione dei quadri orari delle medie e soprattutto delle scuole superiori, per le quali i vari indirizzi di studio sono stati raggruppati in 6 licei (artistico, classico, scientifico, musicale e coreutico, delle scienze umane, linguistico), 2 istituti tecnici (settore economico con 2 indirizzi, amministrativo e turismo, e settore tecnologico, con 9 curricula) e 2 aree professionali (settore dei servizi con 5 indirizzi al proprio interno e settore dell’industria e dell’artigianato). Scompaiono così i licei delle scienze sociali e socio-psico-pedagogico, che confluiscono nel liceo delle “scienze umane”, e il liceo tecnologico, che diventa sperimentazione dello scientifico.

Novità poi nell’ambito della valutazione. Come ormai noto a tutti, sono in vigore i decimali per tutti i cicli. Il meccanismo di promozione, dopo la grande confusione a conclusione dello scorso anno, è stato invece chiarito: necessario il 6 in ciascuna materia (niente promozione col 6 di “media”, dunque), ma in caso di qualche insufficienza, i docenti saranno chiamati a votare a maggioranza per l’ammissione agli esami e all’anno successivo.

Le tabelle della legge 133 imponevano poi la riorganizzazione della rete scolastica, dei criteri di aggregazione delle classi e la razionalizzazione dell’organico, prevedendo 45.000 tagli nel settore ATA (bidelli, segreterie, ecc) e 130.000 docenti in meno. Oltre a classi più numerose, la novità, è il caso di dirlo, più clamorosa è il fatto che le cattedre da quest’anno sono obbligatoriamente di 18 ore nello stesso istituto. Non esistono dunque cattedre a metà, tipicamente “precariali”. I soprannumerari verranno trasferiti “d’ufficio”. Il che spiega l’agitazione che è in corso in questi giorni nel mondo dei precari della scuola. Riguardo infine al meccanismo di “arruolamento” dei docenti, nulla di definito per il momento, se non un piano ministeriale che è più di una semplice dichiarazione d’intenti. Messo da parte il progetto Aprea, il nuovo meccanismo dovrebbe prevedere per l’insegnamento nel secondo ciclo (superiori e medie) un anno di Tirocinio Formativo Attivo (a numero chiuso) di 475 ore prima dell’immissione in ruolo dei nuovi docenti, per una didattica che non sia solo teoria, oltre all’attivazione di nuovi corsi di laurea magistrali abilitanti (a numero chiuso). Il numero di docenti sarà determinato dal fabbisogno, il che equivale nelle previsioni alla “fine del precariato”. Per insegnare alla scuola primaria invece rimane abilitante la laurea in scienze della formazione (a numero chiuso, naturalmente!) seguita da tirocinio.

Set 24

Intervento del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in occasione della cerimonia di apertura dell’anno scolastico 2009/2010

Palazzo del Quirinale, 24 settembre 2009

Rivolgo innanzitutto un cordiale saluto alle autorità che sono oggi qui in rappresentanza del Governo e del Parlamento. Anche quest’anno saluto e ringrazio tutti coloro che hanno contribuito a realizzare questa cerimonia, con il proprio lavoro e con la propria partecipazione. Un saluto speciale ai veri protagonisti dell’evento: ai ragazzi qui presenti, a quelli che ci seguono da lontano. Un saluto a tutto il mondo della scuola, con particolare affetto e fiducia agli insegnanti che sono il muro maestro della nostra scuola, ed egualmente ai tecnici, al personale non docente. E insieme un saluto alle famiglie degli alunni la cui partecipazione al progetto educativo dei figli e dei nipoti è essenziale.

In questa occasione, vorrei ricordare e ringraziare anche altre persone che lavorano per una buona scuola. Coloro che nel Ministero della Pubblica Istruzione, negli Uffici Scolastici regionali, negli assessorati di Regioni, Province e Comuni fanno funzionare la complessa macchina dell’istruzione, spesso aiutati da operatori del privato sociale, da studiosi di dipartimenti universitari e di centri di ricerca. In quest’area multiforme di istituzioni e di strutture operanti a tutti i livelli troviamo persone impegnate, creative, capaci di individuare problemi e proporre soluzioni nuove e socialmente utili. A questi silenziosi tessitori va la nostra gratitudine, e va il giusto sostegno e riconoscimento.

Quest’anno proprio sull’istruzione si sono puntati i riflettori. La crisi economica che stiamo attraversando ha suscitato accese discussioni in merito alle migliori strategie da seguire per superarla. Ci sono state e ci sono - come è normale - notevoli divergenze, ma su due punti si è registrato un riconoscimento praticamente unanime. Dalla crisi l’Italia deve uscire migliore di come vi è entrata, bisogna quindi guardare alle risorse - soprattutto intellettuali e politiche - su cui far leva per superare le ragioni di debolezza strutturale del nostro sistema economico e sociale, per renderne possibile una crescita più sostenuta che negli ultimi dieci anni. Un’importante ragione strutturale di debolezza - e questo è il secondo punto su cui si conviene - è costituita dall’insufficiente valorizzazione del nostro capitale umano. Le persone, i paesi non sono solo ricchi o poveri di risorse naturali o di capitali, sono anche - e questo è il fattore cruciale - ricchi o poveri di conoscenza e di attitudine a utilizzarla per affrontare situazioni, per risolvere problemi. La buona istruzione serve agli individui per lavorare con successo, e rendere quindi più ricchi se stessi e il proprio paese, e serve anche a vivere con intelligenza, a realizzare se stessi. E’ di recente scomparso Ralf Dahrendorf, un grande scienziato sociale politicamente impegnato, che sosteneva come la principale ragione per istruire i cittadini non fosse il fatto che ciò comporta evidenti vantaggi economici per il paese, ma il principio secondo cui “ogni essere umano, dovunque sia nato e di chiunque sia figlio, deve avere l’opportunità di sviluppare i propri talenti”. E’ quello che dice d’altronde l’articolo 2 della nostra Costituzione, quella “legge delle leggi” che, come ha ricordato il Ministro, è oggetto di specifico insegnamento nelle scuole : “E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana”, dice la nostra Carta. E tra questi ostacoli il maggiore è forse proprio quello di un insufficiente livello di istruzione.

Ma l’Italia è purtroppo un paese in cui l’istruzione non è ancora abbastanza efficiente : quando confrontiamo le competenze acquisite a scuola dai ragazzi italiani con quelle dei coetanei dei paesi ad analogo livello di sviluppo in Europa e in Asia constatiamo nostre gravi carenze. Sappiamo da tempo che in questo campo c’è soprattutto da sanare un grave squilibrio tra Nord e Sud. Serve un’istruzione migliore, un’istruzione che valorizzi anche la matematica e le materie scientifiche, troppo trascurate nel nostro paese, come ci spiegherà Alberto Angela.

Dobbiamo certo osservare con soddisfazione che anche in matematica e nelle materie scientifiche siamo capaci di produrre eccellenze. In vari recenti concorsi internazionali di matematica i nostri studenti si sono piazzati molto bene, lo stesso vale per i giovani scienziati. Ma un’istruzione migliore non significa un’istruzione che produce solo eccellenze, perché senza un tessuto di competenze diffuse un paese non cresce né economicamente, né civilmente. Un’istruzione migliore non significa di certo neppure un’istruzione di elite, riservata a pochi. Un paese giusto è quel luogo in cui l’opportunità di un’istruzione di qualità è offerta anche ai figli delle famiglie meno abbienti, anche a coloro che studiano nelle zone meno ricche del territorio nazionale, in modo che tutti i ragazzi possano sperare di vivere meglio, di affermarsi nelle professioni, di contribuire in tal modo al benessere complessivo del paese.

Tuttavia, attenzione : né l’impegno dei poteri pubblici né gli sforzi di quanti operano nella scuola possono bastare, se non faranno la loro parte gli studenti. E’ stato questo il messaggio di recente rivolto agli studenti americani dal Presidente Obama per il primo giorno di scuola : e voglio citarne qualche passaggio significativo, perché ci mostra come si tratti di esigenze che non conoscono confini, che valgono per l’America come per l’Italia. “Ho parlato - ha detto agli studenti il Presidente Obama - della responsabilità dei vostri insegnanti, di quella dei vostri genitori, di quella del governo : ma in definitiva nulla basterà se voi non farete fronte alle vostre responsabilità. L’educazione vi dà l’opportunità di scoprire quel che di meglio avete in voi. E qualunque cosa vogliate fare nella vita, avrete bisogno di una buona educazione (…). So che talvolta la televisione vi dà l’impressione di poter diventare ricchi e avere successo senza lavorare duramente : magari a basket o in un reality show. Ma il vero successo è duro da raggiungere, richiede sforzi tenaci anche se non tutto quel che dovete studiare vi piace, e non tutti gli insegnanti vi piacciono”.

Che così stiano le cose, lo sanno bene alcuni dei partecipanti a questa cerimonia : i giovani scienziati e inventori, i diplomati con 100 e lode dell’Aquila che hanno continuato a studiare all’indomani di una tragedia e in condizioni difficili. Lo sanno i campioni delle Olimpiadi che si sottopongono ad allenamenti massacranti senza per questo abbandonare lo studio. Anche chi canta, chi fa parte di cori, come quelli presenti qui quest’anno, chi compone o suona musica, sa che per riuscire occorrono fatica, impegno, esercizio. Qualche successo effimero si può anche ottenere per caso, con compromessi o con l’inganno, ma solo il duro lavoro dà risultati duraturi, in tutti i campi. E solo quando non si lavora solo per se stessi si ottengono risultati appaganti : solo quando si lavora per la comunità, per il paese.

Quando dico “la comunità”, quando dico “il paese”, intendo la patria. E’ una parola, questa, che non bisogna esitare a pronunciare per paura di cadere nella retorica. No, non è stato retorica, nei giorni scorsi, il provare dolore, il commuoverci per i sei giovani militari italiani caduti in Afganistan, il rendere loro omaggio solenne, lo stringerci attorno alle loro famiglie così esemplari per forza d’animo e compostezza.

Quel che hanno significato per più generazioni di italiani la conquista e la riconquista del senso della patria, la faticosa, aspra realizzazione del grande sogno di uno Stato nazionale unitario, avrete modo di studiarlo - come ha detto il ministro Gelmini, e apprezzo molto questo suo impegno - in occasione del 150° anniversario dell’Unità.

Dando vita e sviluppo allo Stato nazionale unitario, l’Italia ha conquistato voce, peso, rispetto. Ma è importante ricordare, tutti noi, che un paese si fa rispettare se è rispettabile e se rispetta gli altri : se i suoi cittadini si comportano con senso del decoro, se non offendono chi è diverso da loro, le minoranze religiose, gli stranieri immigrati, gli omosessuali, chi ha una pelle di altro colore.

Non basta impegnarsi per affermarsi come individuo, questa è una ricetta di vita che alla lunga non è appagante. Siamo più felici quando lavoriamo anche per gli altri, magari sacrificando un po’ del nostro tempo, delle nostre ambizioni, delle nostre sicurezze. Tanti ragazzi italiani sono impegnati nel volontariato, e ancora di più la scuola può aprirsi al volontariato - lo ha sottolineato il Ministro Gelmini. A volte impegnarsi per gli altri significa anche assumere dei rischi, avere coraggio.

Sfidare condizioni difficili è quanto accade a chi si attiva per affermare la legalità, per il rispetto dei valori costituzionali, impegnandosi - anche da giovane o da giovanissimo - contro la criminalità organizzata. Su questi valori e per questi scopi si deve manifestare concordia nazionale, si deve avere più mobilitazione comune. E proprio di legalità parla qui oggi, con studenti della Calabria e del Veneto, il Procuratore Piero Grasso, che è stato ed è un autentico protagonista della lotta contro la mafia.

Ma serve anche il piccolo coraggio di tutti i giorni, difendere i ragazzi più deboli, quelli oggetto di scherno e di aggressioni, difendere le compagne di scuola da attenzioni che non gradiscono, da molestie inammissibili.

Insomma, impegno nello studio e impegno civile fanno tutt’uno. Mostriamocene consapevoli. Certo, capisco, questo richiamo all’impegno, al dovere, ai valori ideali e morali, può suonare fastidioso, predicatorio. Ma è un richiamo - ve lo posso assicurare - che vale non solo per voi, ma per tutti, che rivolgo a tutti, e in particolare a ciascuno di noi che rappresenta le istituzioni della Repubblica. E’ da noi che deve venire il buon esempio : avete il diritto di aspettarvi che l’esempio venga da noi, avete il diritto di chiedercelo.

Set 20

Ai valorosi che non si sono ancora persi d’animo in questo continuo rincorrersi di regolamenti, dichiarazioni, circolari e dpr che si modificano a vicenda nel mondo della scuola italiana vogliamo offrire un piccolo abbecedario delle cosiddette “riforme Gelmini” operative da questo anno scolastico 2009/2010. Partiamo dalle origini.

Era l’estate 2008 quando l’art.64 di quella che è diventata legge 133 (finanziaria) prevedeva un “piano programmatico” per la razionalizzazione de: a)l’organico del personale docente e ATA b)i piani di studio e relativi quadri orari c)rete scolastica. Una vera rivoluzione nella scuola di ogni ordine e grado, che però restava una “riforma” prevista in un provvedimento di natura economica più che in una legge pensata specificatamente per l’istruzione. In aggiunta a ciò, quindi, il ministro Gelmini a settembre 2008 ha fatto varare un proprio decreto, poi divenuto legge 169, tutto di iniziativa ministeriale. Prevedeva: 1)l’insegnamento di “cittadinanza e costituzione” 2)l’introduzione del voto di condotta 3)la valutazione in decimali anche alla scuola primaria 4)il maestro unico 5)il vincolo per le case editoriali di produrre nuove edizioni dei testi scolastici almeno dopo cinque anni.

Da queste due leggi madri (l’art. 64 della 133 e la 169) è discesa un’intera famiglia di dpr, regolamenti e decreti-legge, una babele che speriamo nelle prossime righe di districare per capire che fine hanno fatto tutti quei propositi di riforma annunciati.

Innanzitutto ecco cosa cambia alla scuola primaria: libera scelta del monte ore settimanale tra tre diverse opzioni: 27, 30 o 40 ore. Il tempo pieno dunque “resta”, secondo le scelte delle famiglie e la disponibilità delle scuole. Il maestro unico è operativo, ma per compensare i “surplus” orari delle varie opzioni gli verranno comunque affiancati altri insegnanti: almeno quello di inglese, se il maestro prevalente non basta, e quello di religione. Eliminate le compresenze, le classi successive alla prima continuano a funzionare secondo i vecchi modelli orari.

Qualche novità anche nella riorganizzazione dei quadri orari delle medie e soprattutto delle scuole superiori, per le quali i vari indirizzi di studio sono stati raggruppati in 6 licei (artistico, classico, scientifico, musicale e coreutico, delle scienze umane, linguistico), 2 istituti tecnici (settore economico con 2 indirizzi, amministrativo e turismo, e settore tecnologico, con 9 curricula) e 2 aree professionali (settore dei servizi con 5 indirizzi al proprio interno e settore dell’industria e dell’artigianato). Scompaiono così i licei delle scienze sociali e socio-psico-pedagogico, che confluiscono nel liceo delle “scienze umane”, e il liceo tecnologico, che diventa sperimentazione dello scientifico.

Novità poi nell’ambito della valutazione. Come ormai noto a tutti, sono in vigore i decimali per tutti i cicli. Il meccanismo di promozione, dopo la grande confusione a conclusione dello scorso anno, è stato invece chiarito: necessario il 6 in ciascuna materia (niente promozione col 6 di “media”, dunque), ma in caso di qualche insufficienza, i docenti saranno chiamati a votare a maggioranza per l’ammissione agli esami e all’anno successivo.

Le tabelle della legge 133 imponevano poi la riorganizzazione della rete scolastica, dei criteri di aggregazione delle classi e la razionalizzazione dell’organico, prevedendo 45.000 tagli nel settore ATA (bidelli, segreterie, ecc) e 130.000 docenti in meno. Oltre a classi più numerose, la novità, è il caso di dirlo, più clamorosa è il fatto che le cattedre da quest’anno sono obbligatoriamente di 18 ore nello stesso istituto. Non esistono dunque cattedre a metà, tipicamente “precariali”. I soprannumerari verranno trasferiti “d’ufficio”. Il che spiega l’agitazione che è in corso in questi giorni nel mondo dei precari della scuola. Riguardo infine al meccanismo di “arruolamento” dei docenti, nulla di definito per il momento, se non un piano ministeriale che è più di una semplice dichiarazione d’intenti. Messo da parte il progetto Aprea, il nuovo meccanismo dovrebbe prevedere per l’insegnamento nel secondo ciclo (superiori e medie) un anno di Tirocinio Formativo Attivo (a numero chiuso) di 475 ore prima dell’immissione in ruolo dei nuovi docenti, per una didattica che non sia solo teoria, oltre all’attivazione di nuovi corsi di laurea magistrali abilitanti (a numero chiuso). Il numero di docenti sarà determinato dal fabbisogno, il che equivale nelle previsioni alla “fine del precariato”. Per insegnare alla scuola primaria invece rimane abilitante la laurea in scienze della formazione (a numero chiuso, naturalmente!) seguita da tirocinio.

Saretta Marotta