Fatto del Giorno

Lo Spirito di Assisi

Torna a soffiare con forza lo spirito di Assisi. Papa Benedetto va nella città del Poverello, tocca i luoghi simbolo della vita del santo: la prima casa, il luogo della conversione e della “nascita” del Cantico delle Creature. Poi celebra nella piazza, della basilica inferiore, teatro dei tre raduni di preghiera per la pace indetti da Giovanni Paolo II. Rilegge quegli appuntamenti che per alcuni sono stati una sorta di cedimento nell’identità cristiana nel nome di una ricerca di unità tra le religioni; e ribatte a chi evidenzia che il suo pontificato è una sorta di tradimento di Assisi.
L’incontro dell’ottobre 1986 è stato una “intuizione profetica” e un “momento di grazia”, nato proprio dalla testimonianza di Francesco, uomo di pace ma anche testimone autentico della verità cristiana. E allora soffia lo “Spirito di Assisi”, continua a diffondersi nel mondo, si oppone allo spirito di violenza, all’abuso della religione come pretesto per la violenza. “Assisi ci dice che la fedeltà alla propria convinzione religiosa, la fedeltà soprattutto a Cristo crocifisso e risorto non si esprime in violenza e intolleranza, ma nel sincero rispetto dell’altro, nel dialogo, in un annuncio che fa appello alla libertà e alla ragione, nell’impegno per la pace e per la riconciliazione”.

È alla luce delle beatitudini, continua ancora Papa Benedetto, che si comprende la mitezza con cui Francesco seppe vivere i rapporti con gli altri, presentandosi a tutti in umiltà e facendosi testimone e operatore di pace.
Da questa città simbolo di dialogo, di pace il Papa guarda alle tante ferite che insanguinano il mondo, a tutti coloro che “piangono, soffrono e muoiono a causa della guerra e delle sue tragiche conseguenze, in qualunque parte del mondo”. Così dice è suo dovere lanciare un appello che definisce con due aggettivi: pressante e accorato. Appello “affinché cessino tutti i conflitti armati che insanguinano la Terra, tacciano le armi e dovunque l’odio ceda all’amore, l’offesa al perdono e la discordia all’unione”.
Appello che nelle parole di Benedetto XVI diventa preghiera per “la Terra Santa, tanto amata da San Francesco, per l’Iraq, il Libano, l’intero Medio Oriente. Le popolazioni di quei Paesi conoscono, ormai da troppo tempo, gli orrori dei combattimenti, del terrorismo, della cieca violenza, l’illusione che la forza possa risolvere i conflitti, il rifiuto di ascoltare le ragioni dell’altro e di rendergli giustizia. Solo un dialogo responsabile e sincero, sostenuto dal generoso sostegno della Comunità internazionale, potrà mettere fine a tanto dolore e ridare vita e dignità a persone, istituzioni e popoli”.

Appello che il Papa lega al santo ma soprattutto a quella conversione, 800 anni fa, che ha fatto di Francesco un testimone autentico, credibile, un “uomo per gli altri, perché fino in fondo un uomo di Dio”. Così proprio tramite il Poverello di Assisi, uomo di pace, il Papa chiede al Signore “che si moltiplichino coloro che accettano di farsi strumenti della sua pace, attraverso i mille piccoli atti della vita quotidiana; che quanti hanno ruoli di responsabilità siano animati da un amore appassionato per la pace e da una volontà indomita di raggiungerla, scegliendo mezzi adeguati per ottenerla”.

di Fabio Zavattaro