Fatto del Giorno

La crisi e le fatiche della democrazia

La crisi di governo, improvvisa e breve come un temporale estivo, si è dunque risolta. Vedremo nei prossimi mesi se lascerà degli strascichi dietro di sé, e se il serrate le fila dell’esile maggioranza reggerà alla prova dei passaggi parlamentari. Ma già adesso possiamo dire che, a prescindere dal merito della questione attorno a cui la crisi si è consumata, il modo con cui essa si è sviluppata lascia comunque una sensazione spiacevole in chi, anche distrattamente, ha seguito i fatti. Fatti che agli occhi di tanti cittadini sono probabilmente apparsi un “rito per iniziati”, celebrato secondo logiche, linguaggi e motivi davvero poco comprensibili.

Volente o nolente, e con buona pace del totem della governabilità, la politica italiana vive, oggi come ieri, in un clima di perenne emergenza, di costante “crisi”, tranne poi non riuscire a trovare, per le sue “crisi” e le sue “verifiche”, un esito che vada alla radice dei nodi giunti al pettine, e non si riduca, ieri, alla cooptazione dell’on. Follini a Vicepresidente del Consiglio dei Ministri, oggi, ironia della sorte, allo spostamento dello stesso da una parte all’altra dell’emiciclo del Senato.
Condizionata dalle tante divisioni culturali e non solo partitiche, ma anche da una legge elettorale inadeguata, la politica italiana corre insomma il pericolo di sembrare ancora invischiata in un anomalo processo di transizione che non vuol saperne di concludersi e che rischia di mettere insieme gli aspetti peggiori del nuovo bipolarismo e del vecchio proporzionalismo. Così, da una parte, assistiamo allo scontro permanente tra due schieramenti che faticano a riconoscersi e a rispettarsi reciprocamente, con una dialettica parlamentare mortificata e mortificante. Dall’altra, all’interno delle coalizioni, sia di maggioranza che di minoranza, vediamo replicarsi il meccanismo di vecchia memoria di una contrattazione infinita, estenuante. E al tempo stesso, la stabilità di governo è appesa al filo delle condizioni di salute degli anziani senatori a vita o del (legittimo) dissenso di ogni singolo rappresentante eletto, in un meccanismo che difficilmente consente di distinguere tra libertà di coscienza, ambizione, senso di responsabilità, cinismo, insipienza.

Uno scenario che non può certo contribuire a riavvicinare i cittadini meno motivati alla politica, e che rischia forse, al contrario, di allontanare da essa anche chi ne vive con passione l’importanza. Perché per riconciliare i cittadini con le fatiche della democrazia avremmo bisogno che la vita delle istituzioni riuscisse a mostrarci più spesso e con più continuità la faccia di una politica intessuta di rispetto delle regole, dei ruoli, degli avversari, degli elettori, del significato delle parole.
Avremmo bisogno di una politica più responsabile, cha aiuti i cittadini a sentirsi più responsabili della politica.

di Matteo Truffelli