Dove la vita non vale niente
Iraq, dove la vita non vale niente, dove chi non è con i terroristi è un bersaglio. Così domenica pomeriggio è toccato ai cristiani: nel giro di 20 minuti 5 autobomba sono esplose nei pressi di altrettante chiese tra a Baghdad e Kirkuk. 3 morti e 17 feriti, un bilancio che sarebbe potuto essere ancora più grave, vista la potenza di fuoco messa in campo. Una follia che secondo alcuni sarebbe da collegarsi alla pubblicazione in Danimarca e Norvegia di alcune vignette ritenute offensive per l’Islam.
Un nesso per noi incomprensibile che la dice lunga sul clima che si respira in Iraq, dove la furia integralista uccide persone immaginando di colpire simboli. E la croce di Cristo è percepita straniera, fingendo di ignorare che fu portata tra il Tigri e l’Eufrate dall’apostolo Tommaso già nel primo secolo. D’altra parte la minoranza cristiana, che rappresenta poco più del 3% della popolazione, nell’ottobre del 2004 fu già vittima di una campagna terroristica che uccise decine e decine di persone. Prima della guerra i cristiani erano 800 mila, tre anni dopo attentati, rapimenti intimidazioni di ogni tipo hanno costretto molti a lasciare il paese.
Domenica il patriarca caldeo Emmanuel Delly ha pregato perché il Signore illumini il cuore degli attentatori, tra i fedeli intanto il dolore corrode la speranza. “Non possiamo più uscire di casa – mi ha detto uno di loro – quelli che di giorno ci sembrano amici forse sono quelli che stanotte ci uccideranno”.
Parole pesantissime, soffocate dalla paura di offrire pretesti per altri attentati.
Gennaro Ferrara
