Fatto del Giorno

La scomparsa di don Luigi Giussani

La scomparsa di don Luigi Giussani ha creato un straordinario interesse mediatico. Il fondatore di Comunione e Liberazione da anni si era ritirato, anche a causa di una dolorosa malattia, in un isolamento cui lo ha strappato solo la morte cui, almeno secondo quanto raccontano coloro che gli sono stati vicini fino alla fine, è andato incontro con la stessa serenità e consapevolezza con cui ha vissuto, in modo intenso e radicale, la sua lunga esistenza.

Non ho mai avuto occasione di incontrare personalmente don Giussani; confesso di aver fatto una certa fatica a leggere i suoi scritti, affascinanti e a tratti densi e taglienti. La figura del prete di Desio, capace di dar vita a una delle più singolari esperienze ecclesiali degli ultimi decenni, è sempre stata però presente a chi, come me, ha vissuto nella diocesi di Milano. Il fascino di don Giussani e la sua straordinaria capacità di rapportarsi con i giovani oltre che di cogliere le domande più profonde di cui erano portatori sono testimoniati dall’incredibile folla che ha voluto salutarlo in queste ore.

Mi piace pensare a lui come a un uomo pienamente riuscito, un cristiano che ha realizzato la sua vocazione e la sua missione di testimone del Vangelo e di Cristo. Don Giussani non ha fatto altro che indicare e proporre ad altri il tesoro, l’avvenimento, che ha cambiato la sua vita. Un pensiero semplice, radicale, apparentemente datato, ma capace di cogliere i bisogni più profondi dell’uomo contemporaneo. Di fronte a un cristiano vero, come lui è stato, non si può che ringraziare Dio per avercelo donato.

E’ stato spesso impegnativo confrontarsi con lui e con coloro che hanno scelto di aderire a Comunione e Liberazione esperienza che è dono prezioso per la chiesa contemporanea. E dono continuerà ad esserlo, in una continua ricerca della comunione che non è omologazione, ma riconoscimento delle diversità come ricchezza per tutti, come sottolineava lo stesso don Giussani in un suo recente intervento al Pontificio Consiglio dei laici: "Il tema del movimento non è alternativo in nessun senso all’istituzione, ma indica la modalità con cui l’istituzione diventa vivente, missionaria; perché la fede non ci è data per conservarla, ma per comunicarla".

Al di là della grande eco mediatica che ha avuto la sua morte, penso che il miglior modo per ricordarlo e per onorarne la memoria sia quello di vivere pienamente la propria vocazione cristiana senza rinunciare a nulla di ciò che si è, ma condividendo la propria fede e il proprio cammino con tutti coloro che hanno scelto di seguire il Signore, anche con accenti e strade diverse dalle nostre.

Fabio Pizzul