Ciampi interviene su informazione e università
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C’è un’intenzione comune nel doppio intervento del presidente della Repubblica che, nel giro di due giorni, ha toccato i nervi scoperti di settori decisivi come informazione e formazione.
“Il giornalismo italiano – ha detto Ciampi lunedì nel corso della cerimonia del premio Saint Vincent - deve essere meno provinciale, meno attento al gossip politico e guardare di più oltre i confini nazionali”.
“Dobbiamo internazionalizzare il nostro sistema universitario – ha rilanciato martedì consegnando le medaglie d’oro ai Benemeriti della Scuola, della Cultura e dell’Arte - Dobbiamo avere più studenti stranieri nelle aule dei nostri atenei, in modo che possano studiare fianco a fianco con i nostri ragazzi”.
Il richiamo a media e università è preciso, si tratta di restare fedeli alla propria vocazione: quella di fornire, nel modo più sincero e ampio possibile, gli strumenti culturali per vivere consapevolmente questa stagione della storia.
A prima vista sotto accusa, come spesso capita, è la politica, la sua pervasività che rischia di inquinare tanto il mondo dell’informazione (i giornalisti devono restare con la schiena dritta, ammonisce il capo dello Stato) quanto quello delle università , spesso gestite da vere e proprie lobby.
Ma le parole di Ciampi vanno più in là della mera critica e offrono uno spunto prezioso: quello del superamento del provincialismo. Non si tratta di una semplice opposizione a redivive nostalgie nazionalistiche, ma è piuttosto l’unica possibilità per comprendere le diversità che già abitano la nostra vita quotidiana. Un telegiornale che invece di dare notizia dell’ennesimo micro-capitolo del giallo Cogne (come puntualmente è avvenuto lunedì) o dell’ultimo exploit delle gemelle Lecciso, avesse preferito, ad esempio, raccontare delle decine di morti nella repubblica democratica del Congo, avrebbe offerto un contributo informativo più utile e in un certo senso più reale.
Così ripensare le università come luoghi di confronto tra culture diverse dà il senso di una umanità che progredisce, in cui le identità sono vive e feconde e non sono simulacri per giustificare guerre e morti. In altre parole se media e università non aiutano ad allargare i propri orizzonti, a valutare anche i punti di vista dell’altro, finiscono per realizzare esattamente l’opposto. Invece di offrire gli strumenti per leggere e interpretare gli avvenimenti distolgono lo sguardo dalla realtà .
Gennaro Ferrara
