Fatto del Giorno

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Carissimi,

vi comunichiamo che dal 18 marzo 2008 abbiamo spostato il “Fatto del Giorno” sul sito Dialoghi.net. Per tanto se volete continuare a scaricare gli articoli via feed potete farlo al seguente indirizzo:

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Vi auguriamo buona lettura

Ciao Chiara, apostolo di Comunione

«Chiara Lubich ha sempre sottolineato con gratitudine il fatto che la strada da lei intrapresa sia maturata a partire dall’esperienza dell’Azione cattolica. Chiara sottolineava come la sua scelta fosse giunta durante una riunione che l’Azione cattolica italiana teneva, proprio a Loreto, in quegli anni difficili della fine della guerra e del dopoguerra».

Lo ricorda il presidente nazionale dell’Ac, Luigi Alici, nell’esprimere dolore per la scomparsa di una figura così significativa della comunità cristiana e così vicina al mondo dell’associazione. «Sempre», ricorda ancora Alici, «in tutti gli incontri che si sono svolti, e si svolgono, a livello diocesano e regionale promossi dall’Ac, uomini e donne del Movimento dei Focolari sono stati presenti proprio per portare un segno di vicinanza spirituale e di attenzione alla vita della nostra realtà associativa. E mi piace pensare, anzi ne sono convinto, che questa presenza fosse voluta proprio da Chiara».

L’Azione Cattolica Italiana si stringe ai fratelli e sorelle del Movimento dei Focolari. È insieme a loro con tutto l’affetto e con tutta la spirituale vicinanza che nasce dalle medesime radici e dalla stessa scelta di camminare con il Vangelo per le strade del mondo; in una comunione che ci porta ad essere figli e fratelli nella comunità cristiana.

L’Azione Cattolica si sente vicina a ognuno e a tutti gli aderenti al Movimento di Chiara. Con Chiara Lubich scompare una delle grandi figure del cristianesimo contemporaneo; resta la sua testimonianza ma viene meno la quotidianità dell’incontro. Resta il suo sorriso, la sua voce. Restano le sue parole che sono state di sprone a moltissimi cristiani e non cristiani.

Ecco quanto ebbe a dirci durante il suo intervento all’Assemblea straordinaria dell’Azione cattolica, il 12 settembre 2003: «Lo Spirito Santo sta soffiando sulla Chiesa perché si compia, anche attraverso di noi, il grande desiderio del Santo Padre: far sì che essa sia “la casa e la scuola della comunione”».

di Fabio Zavattaro

La radice della scelta religiosa

Giovanni Acquaderni, nel rispondere ad un quesito sull’impegno politico, sottolineava: “Trovo contraddittorio e quindi non conforme che un circolo della Società della Gioventù Cattolica come tale si costituisca in comitato elettorale per le elezioni”.
In questa frase troviamo, in un certo qual modo, la radice della scelta religiosa, che successivamente Vittorio Bachelet porterà a compimento con lo statuto associativo del 1969, figlio del Concilio Vaticano II.

Nelle parole di Giovanni Acquaderni si legge non un disimpegno dalla politica, ma un diverso modo di porre attenzione alle realtà terrene e alla costruzione del bene comune.
Un concetto ribadito di recente nel Manifesto che l’Azione Cattolica Italiana ha rivolto al Paese, e che ha già raccolto oltre diecimila firme. Vi si legge: “Siamo al servizio dell’uomo: per onorare la dignità personale con i suoi valori irrinunciabili, a cominciare dalla vita e dalla pace, dalla famiglia e dall’educazione; per camminare accanto a tutti e a ciascuno, e tessere insieme una trama viva di relazioni fraterne (…).
Vogliamo spenderci in favore del bene comune, attraverso l’educazione alla responsabilità personale, all’impegno pubblico, al senso delle istituzioni, alla partecipazione, alla democrazia (…)”.

Il Manifesto ha ricevuto il sostegno dei responsabili di importanti movimenti e associazioni ecclesiali, oltre al consenso di persone vicine all’associazione, appartenenti al mondo delle istituzioni, della cultura, dell’informazione. Un sì che, come quello di tutte le persone sensibili, in associazione, in parrocchia, nei diversi ambienti, interessa l’Ac, per rafforzare il nostro impegno, la nostra speranza.

di Fabio Zavattaro

Quanto vale una vita?

Nel vedere, per l’ennesima volta, i corpi di giovani lavoratori a terra, coperti da un lenzuolo bianco si fa fatica a non pensare a i tanti modi in cui tale evento si sarebbe potuto evitare. In questo, così come nei casi precedentemente commentati. Altrettanto naturale è rivolgere lo sguardo a quelle scarpe da lavoro e ai vestiti che spuntano da quelle stesse lenzuola, senza riuscire a scorgere alcun elemento di protezione individuale per un lavoro che, solo apparentemente, poteva sembrare sicuro.
Nonostante queste siano anche le ore in cui si cerca d’approvare, rallentati dalle solite corporazioni, la legge che dovrebbe raccogliere, in un testo unico, la pesante legislazione che insiste quasi inapplicata sulla sicurezza sui posti di lavoro, l’impatto emotivo per la morte di cinque operai a Molfetta, anche solo visivamente, ci porta a domande profonde. Quanto vale una vita, in questo mondo del lavoro? Quanto vale una vita, quando si tratta di “decidere” se deve nascere un bambino o morire una persona malata?

La vita, in fondo, è la stessa; l’attenzione che si deve al problema, anche. E allora le risposte non possono essere diverse e l’impegno per difendere tale valore non può presentare atteggiamenti discordanti. È su questo valore assoluto che c’interroghiamo tutti, ancora però con troppi distinguo; tante (inutili) precisazioni, in attesa di una risposta che convinca tutti.
E questo voler, per forza, spiegare tutto, cercare le cause e le conseguenze, le politiche e le pastorali, oggi c’impedisce di essere determinati sino in fondo nel dire che le famiglie che perdono un padre o una madre sul lavoro, un figlio non nato, un imprenditore ammazzato dall’ndrangheta, sono anche le nostre famiglie. Che quella vita spezzata è la nostra coerenza, con un lenzuolo sopra come l’indifferenza che ci deriva dal sapere tutto ma senza avere la capacità di ordinare i nostri pensieri e dire cosa viene prima e cosa dopo.

Nella Lettera agli Efesini, San Paolo ci ricorda:«Non partecipate alle opere delle tenebre, che non danno frutto, ma piuttosto condannatele apertamente». Non è forse questa la soluzione?
Ci si può stancare di ricordare le cose a chi le sa già, e si perde in sfiancanti ragionamenti.

di Cristiano Nervegna

È tempo di elezioni

Il 13 e 14 aprile saremo chiamati a votare. L’auspicio, dato che si tratta pur sempre di un diritto dovere di partecipazione democratica, è che non prevalga lo spirito astensionistico. È tuttavia difficile sottrarsi alla domanda: con quale stato d’animo voteranno i cittadini italiani, chiamati alle urne dopo la legislatura più breve della storia repubblicana?
Il presidente Napolitano, nel comunicato attraverso cui esponeva, con rammarico, le motivazioni dello scioglimento anticipato delle Camere, mi pare che abbia dato voce a questo interrogativo. Gli sforzi compiuti da lui stesso, e dal presidente del Senato Marini, incaricato di verificare la disponibilità delle forze politiche a trovare un accordo per una migliore legge elettorale, non hanno prodotto alcun risultato utile. Ha prevalso, nella maggioranza delle forze politiche, una sorta di “ansia da voto”, in alcuni casi sulla base di una presunta euforia da vittoria preventiva, in altri casi per eliminare il pericolo di un accordo che avrebbe sicuramente ridotto il potere di condizionamento (talvolta di ricatto) delle forze politiche minori. E così i cittadini saranno chiamati alle urne per votare con una legge elettorale che tutti dichiaravano di voler cambiare e sulla quale era in corso un referendum popolare che avevano sottoscritto esponenti politici dei due schieramenti.

A questo punto, una volta deciso responsabilmente di andare a votare, si tratta di fare la scelta, non delle persone, che purtroppo sono già scelte dalle segreterie dei partiti, ma tra le forze politiche. Il segno maggiore di novità, in questa tornata elettorale, è rappresentato dal Partito Democratico, che avendo scelto di correre da solo ha cambiato a fondo lo scenario politico. Lo schema destra-sinistra, anche in relazione alla legge elettorale, ha subito un forte riposizionamento di tipo centrista. Sarà il centro – se l’alleanza, ancora da verificare nel suo significato politico oltre che elettorale, tra Forza Italia e An, sembrerebbe spostare a destra la Casa delle libertà – un’area politica che ritornerà a giocare un ruolo determinante nel futuro del sistema politico italiano?

Anche la “Rosa Bianca” è un altro fattore di novità in questa tornata elettorale. Rispetto all’Udc, che rappresenta un collegamento più diretto con la vicenda della Democrazia Cristiana, questo nuovo partito fa appello anche alle esperienze del cattolicesimo sociale.
Per i cattolici continua dunque la stagione della ricerca. Sono stati “corteggiati” da tutti, dal momento che, occupando in prevalenza uno spazio politico di centro, in un sistema che tendeva al bipolarismo (e se uscisse un tripolarismo?) potevano fare in ogni caso la differenza. La soluzione centrista ipotizzata potrebbe favorire un loro riavvicinamento.
Se è giustificato leggere questo momento politico come una nuova occasione perduta per riforme condivise e di interesse generale, resta il fatto che un appuntamento elettorale è pur sempre una possibilità di confronto di idee, di programmi e soprattutto di persone che credono nella politica come nell’espressione più alta della libera convivenza tra gli uomini.

(Questo articolo è tratto dal n. 3/2008 di “Segno”, il mensile dell’Azione Cattolica Italiana)

di Paolo Nepi

La Cuba dei piccoli passi

“Raoul riceve il cardinale Tarcisio Bertone”. Titolo di prima pagina del giornale Granma, organo ufficiale del Comitato centrale del Partito comunista cubano. E una foto, la stretta di mano tra Raoul Castro, Presidente del Consiglio di Stato e dei ministri, e il Segretario di Stato vaticano. La tv cubana da notizia dell’incontro, diffondendo le immagini e dicendo che si è parlato delle relazioni tra Cuba e la Chiesa cattolica cubana e si sono discusse questioni di interesse multilaterale e internazionale. Forse è proprio in queste immagini, la foto e le riprese televisive, la novità del viaggio che il cardinale Bertone ha compiuto nell’isola, a dieci anni dal viaggio di Giovanni Paolo II. Un segnale del dopo Fidel? Forse è presto per fare simili ragionamenti, ma certo quella foto e i servizi televisivi, la pubblicazione della nota della Conferenza episcopale dell’isola – un appello al nuovo presidente perché adotti “misure trascendentali” per soddisfare “le ansie e le inquietudini espresse dai cubani” – e delle parole che il cardinale Bertone ha pronunciato nei suoi incontri a Cuba, qualcosa vogliono dire.

Così nel suo incontro con i media – per i quali ha chiesto maggiore libertà – il porporato vaticano ha voluto riproporre le parole di Papa Wojtyla pronunciate nel 1998: “Cuba si apra al mondo e il mondo si apra a Cuba”. Parole importanti come quel ricordare la precisa presa di posizione di Papa Wojtyla: “L’embargo è eticamente inaccettabile. È un’oppressione per il popolo cubano e non è il mezzo per aiutarlo a conquistare dignità e indipendenza. È una violazione dell’indipendenza del popolo”. Il Vaticano conferma questa posizione e sta facendo un tentativo per spingere gli Stati Uniti a eliminare l’embargo. “Io stesso”, ha aggiunto il cardinale Bertone, “ho chiesto al governo degli Stati Uniti di facilitare i ricongiungimenti dei familiari a Cuba. Faremo tutti gli sforzi in questa direzione”.

Segnali, dicevamo, che devono essere letti e interpretati nella nuova realtà di Cuba, per la prima volta senza il leader maximo a capo della nazione. Il cardinale Bertone si è infatti trovato a vivere direttamente questa fase di transizione – “un momento speciale, straordinario”, l’aveva definito – incontrando per primo il nuovo presidente, Raoul Castro, fratello di Fidel. E nel colloquio, al Palacio de la revolucion, non poteva mancare il tema dei diritti umani e il problema delle carceri: “Con il massimo rispetto per la sovranità del Paese e dei suoi cittadini”, ha dichiarato il cardinale Bertone, “ho espresso al presidente le preoccupazioni della Chiesa per i detenuti e le loro famiglie”.
Il cardinale non ha precisato se si riferisse a tutti i detenuti delle sovraffollate carceri cubane o solo a quei 320 che secondo i dissidenti sono stati condannati per motivi politici. Un altro segnale, la liberazione di quattro detenuti politici; esprime apprezzamento Bertone pur non avendo chiesto alle autorità cubane un’amnistia per i dissidenti: “Sembrerebbe una interferenza, visto che la Chiesa non impone ma propone”.
Allora “vediamo cosa succederà”, dice ancora pensando alle promesse, e auspicando concrete aperture. Anche nel campo della libertà religiosa, che, ha sottolineato il Segretario di Stato vaticano, “non sarebbe integrale e autentica se non comportasse anche una dimensione pubblica: la libertà religiosa non appartiene solo all’individuo, ma anche alla famiglia, ai gruppi religiosi e alla Chiesa stessa”.
La politica dei piccoli passi l’ha chiamata; niente è impossibile se c’è la buona volontà.

di Fabio Zavattaro

Nel solco tracciato da Mario Fani

La Chiesa, la società civile viterbese e naturalmente tutta l’Azione Cattolica della diocesi si apprestano ad accogliere con gioia i responsabili nazionali ed i delegati Ac di tutte le diocesi italiane che il 7 e 8 marzo prossimi si incontreranno nella nostra città per celebrare 140 anni del’Associazione e il nostro concittadino Mario Fani.
La celebrazione non è fine a se stessa ma vuole essere profezia di una speranza che supera e vince le debolezze umane. Ci sono eventi nella storia che rivestono significati particolari in quanto trascendono le persone e diventano emblema di quanto le persone stesse hanno compiuto. Se è vero, che il tempo è il dono che Dio fa allo spazio, è pur vero che la storia umana attraversa lo spazio, lo rigenera, lo oltrepassa proprio grazie al dono del tempo.

Celebrare la figura di Mario Fani - come ricorda Pio XII: «…dal suo cuore, in una notte di preghiera nella Chiesa di Santa Rosa a Viterbo, spuntò… il primo fra i rami che oggi potrebbero meglio chiamarsi la prima radice del robusto tronco dell’Azione Cattolica unitaria» - è per noi motivo di riflessione, di meditazione e di speranza. Infatti, per un disegno insondabile questo avvenimento assume le caratteristiche proprie di un mistero dello Spirito, sconosciuto alla ragione umana ma pur sempre ricco di senso.

Come Ac diocesana, nel novembre del 2005 abbiamo celebrato i 160 anni della nascita di Mario Fani, ed in quell’occasione il presidente nazionale, Luigi Alici, ha evidenziato nella persona di Fani tre aspetti, che nella celebrazione del 140° della fondazione dell’Associazione possono avere per tutti un valore profetico quanto mai stimolante ed impegnativo: discernimento storico, coraggio progettuale, protagonismo laicale.
Fani ha insegnato al laicato a saper leggere e scrivere da laici i segni dei tempi. Discernimento, quindi, significa saper leggere dentro il tempo i segni della fede e della grazia.
Le forme attraverso le quali si manifestano le povertà spirituali del nostro tempo - ci ricorda ancora Alici - sono solo apparentemente meno gravi che al tempo di Fani. Allora c’erano contrasti rilevanti tra ateismo e cristianesimo, oggi le distanze sono meno articolate ma forse più subdole perché la rimozione della trascendenza non avviene attraverso l’opposizione (ateismo) ma mediante la banalità e l’idolatria.
Il cristianesimo oggi è spesso ridotto a galateo addomesticato ed indolore, perciò la lezione di Fani ci scuote a scoprire lo stupore paradossale di un fatto che rovescia il nostro modo di pensare.
Un cristianesimo appassito non appassiona, da ciò la necessità del coraggio progettuale per passare all’azione, recuperando un protagonismo laicale capace di incidere all’interno delle questioni della vita ed innestare il Vangelo alle attese delle persone, consapevoli che: «…il nostro agire non é indifferente davanti a Dio e quindi non é neppure indifferente per lo svolgimento della storia … e come “collaboratori di Dio” …possiamo liberare la nostra vita ed il mondo dagli avvelenamenti e dagli inquinamenti che potrebbero distruggere il presente ed il futuro»(Spes salvi, n.35).

Ecco il senso di questa celebrazione. Fani oggi vuole dirci che come cristiani saremo credibili non annunciando Cristo, ma vivendolo, non predicando il suo Vangelo ma praticandolo, non presentando l’amore di Cristo ma realizzandolo in autentiche relazioni fraterne, perché essere testimoni non significa professare valori cattolici o fare propaganda ma vivere Cristo.
L’Azione Cattolica intende operare affinché l’eredità di Fani sia messa a frutto da tutto il laicato al fine di una effettiva maturazione nella fede che porti sempre più a comprendere la bellezza di una vita pienamente umana e cristiana.

di Tommaso Bernardini
Presidente diocesano Ac-Viterbo

www.rebeccalibri.it, il portale da leggere

L’Editrice AVE aderisce a Rebeccalibri, la banca dati bibliografica comune per tutti gli editori che pubblicano titoli religiosi. L’iniziativa, a cura del Consorzio per l’Editoria Cattolica (Edizioni Dehoniane Bologna, Paoline, Elledici, Messaggero Padova e San Paolo), riflette l’esigenza di un contenitore on line aperto a raccogliere e catalogare la pluralità di voci ed esperienze che disegnano il panorama editoriale religioso in Italia.
Rebeccalibri nasce come figura di intermediazione e supporto nel lungo processo culturale che intende scovare grazie a internet le radici dell’editoria cattolica. Il progetto pone particolare cura ai contenuti di ogni singola realtà editoriale, movimenti, cooperative, associazioni, fondazioni, istituti per aderire al proprio pubblico di fruitori e potenziali utenti, cercando riconoscibilità in una identità differenziale. Punto di riferimento, luogo di informazione e di approfondimento, il nuovo portale rappresenta uno stimolo a scrollarsi di dosso la diffusa sensazione di “solitudine” dell’editoria religiosa rispetto a determinate logiche commerciali.

Gli editori sono indipendenti nella gestione dei titoli di propria competenza attraverso un database “su misura” che permette di porre attenzione alla descrizione bibliografica del titolo grazie a un sistema di classificazione dettagliato e completo. Un software in grado di memorizzare i titoli, nell’ordine delle decine di migliaia di unità, con la possibilità di importare lo storico e le eventuali copertine. La banca dati, inoltre, grazie ad un accordo commerciale con “Informazioni editoriali” confluirà direttamente al circuito delle mille librerie raggiunte dal “Servizio Arianna”, affermato sistema di comunicazione telematico tra gli operatori del settore. Il passaparola è ancora il più significativo ed efficace strumento di promozione dei libri e per tutti gli editori di catalogo è fondamentale costruire una relazione di fiducia non solo con i lettori ma anche con i librai e i distributori.

La maggior parte dei siti, meravigliosi dal punto di vista grafico e di linguaggio, sono scarsi nell’area interazione, quella dei contatti. Su Rebeccalibri il pubblico diventa protagonista, fornendo dati e ricerche: un modo corretto per usare la rete e per fare qualcosa di diverso dalla carta stampata. è indubbiamente una sfida mettere insieme mercato e cultura, cercando un confronto diretto con un pubblico sempre più attento, librai, biblioteche, ricercatori e studenti, il mondo della comunicazione in generale. La ricchezza dei link offerti permette di mettere a fuoco le informazioni in modo induttivo, del tutto simile ad una vera libreria con le varie categorie disciplinari e tematiche. Ognuno di noi sceglie in quale libreria acquistare i libri e lo fa in base ad una serie di parametri. Il commesso attento che consiglia e apporta conoscenza, organizza presentazioni e laboratori, spinge il lettore a tornare.

L’Editrice AVE aderisce a Rebeccalibri perché occorre ripensare la funzione editoriale a seconda delle nuove esigenze del consumo di comunicazione e alle nuove possibilità di produzione e distribuzione dei contenuti. Perché i lettori hanno bisogno di consolidare la stima nei nostri confronti non solo per i prodotti che offriamo ma anche per la volontà di migliorare che riusciamo a garantire. Perché riteniamo essenziale attivare un dialogo costante tra le varie figure che formano la filiera editoriale, creando una sorta di “consenso sociale” intorno all’editrice. Perché infine il successo è condizionato dalle sinergie che il progetto riuscirà a realizzare e dal livello di integrazione che saprà raggiungere nel segno del dialogo, dello scambio e del confronto.

di Katia Paoletti

L’Africa nel cuore

Sono già trascorse tre settimane da quando siamo tornati dal nostro viaggio in Sierra Leone, ma sono ancora vivi in noi quella gioia e quell’entusiasmo che hanno caratterizzato quei giorni. Abbiamo ancora negli occhi e nel cuore quei momenti di fraternità, di dialogo, di gioia che le persone che abbiamo incontrato ci hanno trasmesso. Tanti e tanti bambini venendoci incontro ci abbracciavano e ci trasmettevano una grande voglia di vivere:“Beati i poveri in spirito, di essi è il regno dei cieli”; tanti e tanti giovani che danzavano, giocavano, pregavano comunicando con tutta l’anima e con tutto il corpo la gratitudine a Dio: “Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio”; tanti santi sacerdoti e tanti santi missionari che in Cristo vivono con gioia la loro vita in missione: “Beati gli operatori di pace perché saranno chiamati figli di Dio”.

Possiamo veramente dire che abbiamo fatto l’esperienza di cosa vuol dire sentirsi tutti figli di Dio. In modo particolare abbiamo visitato tante scuole che nonostante le loro precarie strutture sono gremite di ragazzi e bambini. La diocesi di Makeni con il suo vescovo Giorgio Biguzzi stanno facendo un’opera grandiosa per dare a tutti il proprio diritto allo studio. Sono state costruite molte scuole ma tante altre ancora servono. Io come associato di Azione Cattolica, prima nell’ACR e ora negli adulti da quasi vent’anni, ho gioito nel vedere che anche a Makeni l’Azione Cattolica è arrivata con la sua generosa offerta, che aiuta la diocesi e le parrocchie nella ricostruzione di un nuovo tessuto sociale giovane e preparato che parte proprio dalle scuole e dalla parrocchie

Poco distante dal centro pastorale diocesano e dalla casa del Vescovo ho visto con piacere la costruzione di questa grande scuola sta per essere terminata… e questo per merito dell’Azione Cattolica Italiana. Il sorriso di questi ragazzi che incontravamo fra una scuola e l’altra, di villaggio in villaggio è stato contagioso, forte, affettuoso e da una gran fiducia che l’amore trionfa sempre e che il Signore non dimentica mai nessuno!

Certo che molte scene che abbiamo visto fra questi bambini, ragazzi e donne non sono belle: scene di povertà, di mancanza dei beni di prima necessità… ma quando abbiamo visto che con tanto impegno ed amore insegnanti, sacerdoti, missionari lavorano per ridare speranza e coraggio a questi giovani ci siamo sentiti risuonare dentro:“Voi siete il sale della terra… Voi siete la luce del mondo” (Mt. 5,13.14, questo è essere cristiani con la vita.

Grazie Azione Cattolica Italiana, continuate ad offrire contributi preziosi e non dimenticatevi di pregare per questi ragazzi, abbiate l’Africa nel vostro cuore. Questo è ciò che ho vissuto insieme ad altri quattro ragazzi della mia parrocchia in quella splendida terra ed è quello che ci portiamo nel cuore. Di tutto questo siamo grati a Dio.

di Matteo Buratti

Innamorati fino a quando?

Aprendo la pagina iniziale di Google, il giorno di san Valentino ho trovato un nuovo logo nel quale l’immagine dell’amore era rappresentata da due vecchietti che, tenendosi per mano, procedevano con sorprendente leggerezza.
Mi è sembrato molto bello (una volta tanto…) che nell’immaginario collettivo l’amore potesse essere rappresentato dalla fedeltà di una coppia, sperimentabile anche attraverso la debolezza fisica, e dal desiderio di futuro che nonostante la fatica degli anni ci invita a guardare avanti; una gioia di vivere che trasfigura anche i nostri limiti.
Certo, immagino che dietro a questa scelta ci saranno stati fior di pubblicitari, pensatori di immagine e di marketing, non mi illudo su questo: la legge del mercato avrà certamente influito, eppure ugualmente qualcosa sta cambiando.
La condizione di innamorati troppe volte è stata rinchiusa nell’ambito delle scoperte adolescenziali, nell’esplosione giovanile. E nella pienezza della maturità e nella vecchiaia? Viene pubblicizzata solo una resistenza fisica da sopperire con medicine che servono per supportare il desiderio. Viene spontaneo domandarsi: per la voglia di vivere, la gioia, la gratitudine per la vita vissuta come dono, quale pasticca bisognerebbe prendere?

Innamorati fino a quando?
Non certo finché dura la passione; altrimenti dove metteremo la cura, l’attenzione delle piccole cose, la sorpresa di un pensiero che sboccia come per caso, ti rende sereno e ti fa pregustare un rientro a casa come in un grembo materno accogliente e sicuro. Godere così, di quella solidità di chi sa di poter contare su qualcuno/a che ti conosce a fondo e con il quale non devi più competere in ragioni o torti, ma solo assaporare quella tenerezza fatta di comprensione e di perdono.

Innamorati fino a quando?
Ben oltre le nostre aspettative; anzi, puoi scoprirti innamorato anche nella solitudine, quando per scelte diverse chi era accanto se n’è andato, e tu nonostante tutto resti fedele ad un patto e continui a voler bene. Puoi essere innamorato anche di un amore non pienamente realizzato ma custodito ugualmente come bene prezioso.
Neppure la morte ha il potere di recidere un legame «perché forte come la morte è l’amore», ci ricorda il Cantico dei Cantici e chi ha sperimentato questo lacerante distacco può ben dirlo.

Essere inseriti nell’amore credo che sia la condizione naturale dell’uomo, e a maggior ragione del credente. Quando una persona ama vede bene tutte le cose che la circondano: il vicino di casa non è più un rompiscatole, l’attesa alle casse del supermercato diventa occasione di dialogo e d’incontro, la coda in auto si rivela un tempo di riflessione e inatteso. Tutto può essere motivo di contemplazione benevola quanto si conserva un cuore innamorato.

Innamorati fino a quando?
Fino in fondo, anzi, fino in cima, come diceva don Tonino Bello.

di Carla Tilli