Dal Progetto ai processi formativi

Pensare la formazione

Il Progetto Formativo ci chiede di scegliere la parrocchia attraverso un lavoro formativo che sostenga il cammino quotidiano (p. 16): una formazione che va pensata e progettata localmente, all’interno di un dialogo associativo e soprattutto di un ascolto attento e vigile delle persone e di un’attenzione rispettosa al loro stato di vita.

Analizzato il contesto e considerati i destinatari, ai passerà, quindi, alla definizione degli obiettivi, alla programmazione delle attività, e alla fissazione di una verifica.

Ma in concreto, cosa occorre fare per pensare la formazione in parrocchia?

- Capire quali sono i pregi e i difetti della propria proposta formativa: è un’analisi che si può fare avendo il coraggio di guardare la realtà e confrontandola il nuovo progetto formativo (avendolo un po’ studiato).
- Capire le esigenze delle persone. Occorre parlare con loro, coglierne le difficoltà e le domande; individuare i punti di interesse della loro vita. Si tratta di partire dalla realtà, che in questo caso è la vita concreta delle persone.
- Tener conto del contesto sociale, culturale ed ecclesiale: caratteristiche, progetti, iniziative già presenti, programmi…
- Immaginare i passi concreti da compiere e che possono avere efficacia per promuovere una crescita graduale e progressiva delle persone in ordine a dimensioni precise della loro vita. Si tratta, per i ragazzi e di giovani, di essere attenti alle dinamiche dell’età e a quelle della crescita nella fede; per i giovani e gli adulti, avendo presente la situazione religiosa e le più tipiche dimensioni della vita adulta di un cristiano.
- Inventare esperienze e situazioni che siano utili in ordine al raggiungimento dell’obiettivo di stabilire la comunicazione educativa con le persone che ci sono affidate.
- Raccordare la propria proposta con quella della parrocchia, il cui valore precede quello dell’associazione.
- Pensare la formazione significa mettere in relazione coerente la parola del Vangelo sulla vita con la vita delle persone: e questo non si può fare per intuito, ma solo attraverso uno sforzo di discernimento sapienziale della realtà e della storia di oggi.
- Scegliere gli strumenti.
- Discutere delle scelte formative da compiere a livello locale, sia nel gruppo degli educatori, sia nel Consiglio parrocchiale di AC.
- Fare un programma preciso, con date, temi, iniziative: per un tempo definito, così come definiti devono essere gli obiettivi che ci si prefigge.
- Prendere contatto personalmente con quanti sono interessati alla proposta: la formazione è un “pensiero caldo”: un pensiero fatto per le persone, che devono sentire la cordialità con cui ci si è presi cura di loro.
- Far verificare la propria azione educativa da un tutor, che ci aiuti a vedere problemi, pregi e difetti del nostro modo di procedere.
- Cercare esperienze di formazione per gli educatori: anche la mancanza di formazione e di studio rende passiva e ripetitiva la formazione! La formazione degli educatori – una formazione di qualità, continuamente alimentata – contribuisce a dar vita ad una formazione pensata.

(cfr. A misura di parrocchia, pp. 11-12).