| Vita
Associativa |
| Fare AC in parrocchia Se
l’AC ha lo stesso fine apostolico della Chiesa, il suo compito,
nel terzo millennio, non può non essere quello di comunicare
il Vangelo (cfr. NMI e CVMC). Accanto ad un’esemplarità
formativa, il Papa e i Vescovi ci chiedono un’esemplarità
missionaria. E la parrocchia, ci dicono i vescovi nel recente documento
“Il
volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia”,
deve diventare il luogo privilegiato per comunicare il Vangelo, in quanto
Chiesa radicata, diffusa, popolare. Il
Progetto Formativo da un lato ci chiede di scegliere la parrocchia
attraverso un lavoro formativo che sostenga il cammino quotidiano (p.
16), e ci suggerisce, circolarmente, di attingere alla comunità
come fonte per la maturazione della nostra fede (p. 23). La stessa meta formativa dell’ecclesialità (pp. 58-61), ci richiama alla comunione e alla corresponsabilità, da servire e suscitare a partire dalla comunità parrocchiale in cui siamo, e trova nell’Eucaristia un “educatore fondamentale” all’accoglienza, al dialogo, al martirio, al servizio, alla missione (pp. 60-61). Come associazione, il nostro impegno missionario deve portare, dunque, a contribuire alla conversione missionaria della parrocchia. Perché una parrocchia sia missionaria, l’AC ha il compito primario di formare laici cristiani adulti nella fede e di essere fermento di comunione ecclesiale e segno profetico per il bene comune (vigilanza, discernimento, confronto, impegno culturale…). Non perché vuol essere la prima della classe, ma per servire il cammino della Chiesa. Nel
libretto “A
misura di parrocchia” viene riassunta e ribadita la scelta
dell’AC per la parrocchia (pp. 5-6), intesa come una comunità
radicata su un territorio e significativa per esso. Per
rendere la parrocchia missionaria, come associazione abbiamo in concreto
il compito di: Qualcuno
potrebbe obiettare che tutto questo è molto bello, ma che in molte
diocesi ci sono realtà piccole, in cui si fa fatica a vivere l’associazione
in modo pieno. Sappiamo, d’altra parte, che l’AC è
un dono per la Chiesa, e vorremmo che l’AC vivesse in ogni parrocchia.
Su questo stile, ci piacerebbe anche valorizzare uno dei momenti più formativi che l’associazione si è data: l’esercizio della democraticità nel passaggio delle assemblee. Perché non trasformare questo momento, in cui l’associazione a tutti i livelli, a partire da quello parrocchiale, si verifica, si progetta, sceglie le persone che possono condividere la responsabilità di questi progetti, in un’occasione per far vivere alle comunità parrocchiali esperienza di vita associativa? |