Chiesa, cosa dici di te stessa?
Questa mattina uno stile colloquiale ha contraddistinto la riflessione
sull’eredità lasciataci dal Concilio Vaticano II a quarant’anni
dalla celebrazione della sua chiusura.
Ernesto Preziosi ha sollecitato gli ospiti ad una condivisione partendo
dalla propria esperienza personale. Il Card. Roberto Tucci, che partecipò
ai lavori conciliari in qualità di esperto di teologia, ha sottolineato
come sia stato il tempo di grazia nel quale hanno trovato profonda interpretazione
gli aneliti di rinnovamento e di novità di cui quegli anni erano
profondamente gravidi. Ha ripercorso con la memoria i suoi personali ricordi
relativi all’incontro con Wojtila, ricordando ancora il monito di
Giovanni Paolo II che vedeva nel Concilio la bussola che guida il cammino
dei cristiani nel nuovo millennio.
Ina Siviglia, docente presso l’Università teologica di Palermo, ha invece teso a sottolineare quelle che sono state le provocazioni principali che il Concilio ha sollecitato: uno stile volto alla reciprocità e al dialogo. Ha ribadito come ci abbia consegnato una Chiesa spogliata dell’ecclesiocentrismo, fondata essenzialmente sulla relazione con Cristo e con il mondo; una Chiesa che è capace non solo di porsi al servizio del mondo, ma che sa anche umilmente ricevere, accogliendo i doni di cui esso è portatore.
Chiara Dal Maso della diocesi di Vicenza ha condiviso la sua esperienza
di giovane che ha vissuto e respirato il clima di comunione e di dialogo
proposto dal Concilio; ha evocato la presenza di una Chiesa che sappia
“inter-cedere”, che sia capace cioè di camminare insieme
agli uomini ed alle donne del nostro tempo.
Il segno che l’Azione Cattolica accetta con slancio e creatività
le sfide del Concilio è dato anche dalla presenza di una mostra,
che è possibile visitare in questi giorni assembleari presso la
Domus Pacis.
Marinella Pepe