Cristiano
Nervegna, della Diocesi di Roma, ingegnere, è il nuovo segretario nazionale
del Movimento Lavoratori per il triennio 2006/2008.
Questa l'intervista rilasciata alla redazione di www.azionecattolica.it.
Da
poco tempo ti trovi a ricoprire il ruolo di segretario nazionale del MLAC. Proviamo
un po’ a delineare quelle che, a tuo avviso, per il MLAC sono le sfide
principali.
Non
parlerei di sfide per il MLAC ma, invece, di sfide per l’AC, a cui il
MLAC può dare un contributo. I lavoratori d’Azione Cattolica vogliono
ricordare alla Chiesa e all’Azione Cattolica stessa che non c’è
pastorale lontano dalla vita della gente (anche se oggi la tentazione di vivere
per se stessi è molto forte e questo influenza anche la pastorale!);
non possiamo, quindi, chiamare formazione la creazione di competenze, ma abbiamo
bisogno di competenze che generino cambiamento.
Direi che orientare la formazione del MLAC alla “responsabilità
al cambiamento” sia una sfida importante per questo triennio.
Su quali questioni il movimento si sente di provocare l’AC?
Le
provocazioni sono il mio forte: direi allora che quest’AC (che conosco
bene nonostante io provenga da un percorso di crescita spirituale e d’impegno
sociale più ampio, ma sempre fortemente legato al Movimento) mi sembra
una bella struttura, capillarmente diffusa ma un pò appesantita e sopratutto
poco incline all’innovazione. Forse è un problema d’identità,
ancora troppo ancorata al passato.
Se il MLAC riuscisse a ripartire dal confronto aperto con “il mondo”
potrebbe rendere più fluida l’identità dell’associazione.
In fondo, poi, questo è l’unico modo per essere missionari negli
ambienti.
A dirsi è interessante…
In che modo il MLAC prova a declinare concretamente l’attenzione
alla centralità della persona?
Chiedendosi
quando la persona si sente veramente al centro. Direi che questo accade ricordandosi
che Gesù è il nostro centro, e che attraverso Lui torniamo al
centro anche noi. E’ questa la missione e anche la cosa più concreta
oggi.
Il MLAC,
nel proporre il suo cammino di formazione, non si presenta solamente come possibilità
per leggere con sapienza evangelica i tempi che viviamo, infatti si fa promotore
di progetti concreti di promozione umana e di sviluppo locale.
Il
nostro documento normativo è probabilmente l’unico testo che parla
di regole in funzione di obiettivi e che chiede ai territori di leggere la realtà
e conseguentemente di lanciare progetti concreti nel campo, ad esempio, della
precarizzazione del mercato, dell’orientamento professionale e della creazione
d’impresa, del “digital divide”, della responsabilità
sociale delle imprese, del lavoro degli immigrati…
Dire, per concludere, che il MLAC, nei prossimi tre anni, non intende fidarsi
troppo delle parole!