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PER
UN'EUROPA FRATERNA |
ATTI |
| III
Incontro Continentale Europa-Mediterraneo - Sarajevo,
3-7 settembre 2003 |
I
TRATTI DEL VOLTO DELL’AC CONCILIARE
PER IL TERZO MILLENNIO
Beatriz
Buzzetti Thomson
Coordinatrice Segretariato FIAC
Vediamo
quali sono i tratti del volto dell’AC all’inizio del III millennio.
Per delineare questo volto dobbiamo partire dalla realtà fondante del
Battesimo grazie al quale tutti siamo incorporati nel popolo di Dio, figli del
Padre, membri della Chiesa di cui Cristo è il capo.
Con il battesimo tutti siamo chiamati alla santità. Questa è la
vocazione comune di tutti i christifideles, siano essi laici o sacerdoti. Questa
comune vocazione alla santità richiede a noi, ai laici, caratteristiche
proprie per la vocazione divina che come laici dobbiamo vivere nel mondo, tendendo
dal mondo alla pienezza della vita nella santità.
Questo significa che questa è la modalità propria della nostra
esistenza cristiana ed è a volte la funzione specifica del nostro impegno
apostolico. Il Concilio Vaticano II ce lo sottolinea con grande precisione:
l’ambito proprio dell’impegno dei laici nella chiesa sono “tutte
le realtà che costituiscono l’ordine temporale” (AA 7). “È
proprio dei laici cercare il regno di Dio trattando el cose temporali e ordinandole
secondo Dio” (LG 31).
La Costituzione Gaudium et Spes al n. 43 ci presenta con chiarezza questa missione
ecclesiale del laico che è a sua volta il suo cammino di santità:
“Il cristiano che trascura i suoi impegni temporali, trascura i suoi doveri
verso il prossimo, anzi verso Dio stesso e mette in pericolo la sua salvezza
eterna”.
Con la coscienza di questa doppia appartenenza alla comunità ecclesiale
e alla comunità civile, dobbiamo vivere e dobbiamo aiutarci a vivere
la Chiesa, mistero di comunione missionaria. Siamo chiamati a rendere presente
la Chiesa nel cuore del mondo e il mondo nel cuore dela Chiesa. Questa è
l’esigenza che deriva dal battesimo per tutti i laici.
Noi abbiamo risposto alla chiamata del Signore e vogliamo vivere questa identità
laicale della nostra speciale vocazione di Azione Cattolica.
Qual è l’essenziale dell’AC? Quali sono i tratti del suo
volto?
Nell’ecclesiologia conciliare di comunione e missione si definisce l’identità
dell’AC attraverso quattro note da prendere tutte insieme: ecclesialità,
laicità, organicità, collaborazione con la Gerarchia (AA 20).
In queste quattro note confluisce la ricchezza della tradizione dell’AC
e dell’esperienza conciliare.
La prima nota, l’ecclesialità, è costitutiva
dell’AC, perché il suo fine è quello stesso della Chiesa,
perché è chiamata a lavorare affinché la Chiesa possa testimoniare
la sua unità nella diversità davanti al mondo e possa proclamare
con audacia il Vangelo a tutti gli uomini. Questo fine apostolico della Chiesa
che l’AC fa suo non si vive in astratto, ma ha una sua concretizzazione
storica e geografica nella Chiesa particolare, nella Diocesi. L’AC si
caratterizza per il suo inserimento nella pastorale diocesana.
La seconda nota, la laicità, sottolinea il carattere
laicale. L’AC è opera di laici che cooperano come tali con la gerarchia,
portando la propria esperenza e assumendo le proprie responsabilità nella
direzione e nell’organizzazione dell’associazione e nello sviluppo
dei suoi metodi di azione. Da questo suo carattere laicale deriva la responsabilità
ineludibile dell’AC nel lavoro apostolico negli ambienti di vita.
La terza nota: l’organicità, non si tratta di
un impegno di persone isolate. In AC i laici lavorano insieme, uniti come corpo
organico. Questo stile associativo e comunitario tiene conto delle diverse realtà,
delle diverse età della vita e dei diversi campi apostolici dove i suoi
membri devono servire l’evangelizzazione tanto nella comunità ecclesiale
come nella società civile. L’organizzazione è essenziale
(non la forma organizzativa concreta).
La quarta nota: la collaborazione con la Gerarchia completa
insieme con le altre quattro note l’identità dell’AC. Questo
vincolo speciale con la gerarchia richiede all’AC un servizio speciale
per la comunione e la missione, qualifica la ministerialità e la disponibilità
pastorale dell’AC, nel suo concreto inserimento nella pastorale diocesana.
In funzione di questo servizio e disponibilità ai piani pastorali il
documento conciliare Ad gentes inserisce l’AC tra i ministeri necessari
per la plantatio ecclesiae.
Dopo il Concilio Ecumenico Vaticano II, il sorgere di molti movimenti laicali
ha dato nuova vita alla Chiesa e ha portato una grande ricchezza con la varietà
di carismi suscitati dallo Spirito. In questo contesto si è celebrato
il Sinodo per i laici le cui raccomandazioni sono raccolte nell’esortazione
apostolica Christifideles laici “sulla vita dei laici nella chiesa e nel
mondo”. Giovanni Paolo II spiega con chiarezza gli insegnamenti conciliari
inserendo, nel panorama di tutti i movimenti, l’AC come quella associazione
di laici “chiamati a servire nel modo proprio della loro vocazione, con
un particolare metodo, all’incremento di tutta la comunità cristiana,
ai progetti pastorali e all’animazione evangelica di tutti gli ambiti
di vita con fedeltà e operosita” (CFL 31).
L’AC è chiamata a vivere in pienezza la comunione eccelsiale, a
offrire una testimonianza di comunione ferma e convinta con il Papa e con i
Vescovi che si esprime nella leale disponibilità ad accogliere i loro
insegnamenti dottrinali e i loro orientamenti pastorali e in modo concreto nel
fare propri i piani pastorali, lavorando insieme con gli altri movimenti e associazioni.
L’AC si impegna ad una presenza attiva nella società umana che,
alla luce del Magistero sociale della Chiesa, la ponga a servizio della dignità
dell’uomo. La sua azione non si rivolge a un settore determinato ma a
tutta la società e a tutti gli ambiti e ambienti della società,
come la Chiesa stessa. Tra i bambini, i giovani, gli adulti, nella famiglia,
nel mondo del lavoro, della cultura, della politica, dell’economia, dell’educazione,
della scienza e dell’arte, ovunque vuole essere presenza e azione della
Chiesa, vuole annunciare il Vangelo e impiantare la Chiesa.
Per compiere questa missione la Christifideles Laici sottolinea che l’AC
ha un suo proprio stile formativo. La formazione è allo stesso tempo
essenziale per l’Azione Cattolica, una formazione che ha sue note caratteristiche.
Formazione per la comunione: intesa come lo sviluppo di una speciale
sensibilità per creare comunione, comunione con la Chiesa, comunione
con il mondo. Per questo è necessario amare, sentire la chiesa, questa
Chiesa concreta; amare, sentire come propria questa realtà sociale, culturale
concreta, nella quale viviamo e nella quale Dio ci ha pensati dall’eternità.
Solo così potremo essere costruttori di riconciliazione nele nostre comunità
e paesi.
Formazione che conduca all’unità di fede e vita: che renda possibile
essere testimoni dela Resurrezione nei nostri ambienti.
Formazione nella dottrina sociale della Chiesa: che permetta di impregnare
dei valori evangelici l’ambito della cultura, della politica, dell’economia,
dell’educazione, della salute, dell’arte, della comunicazione, della
famiglia.
Formazione per la crescita interiore e costante della santità
di vita, di una spiritualità dell’incarnazione.
In sintesi: una formazione per la comunione che conduca all’unione di
fede e vita e alla crescita interiore costante verso la santità della
vita laicale.
La formazione in AC esprime il dinamismo battesimale e ha come obiettivo di
plasmare cristiani coscienti del loro battesimo e della propria responsabilità
nella Chiesa e nella società. Giustamente in Ecclesia in Europa al n.
41 si sottolinea la necessità di programmi pedagogici che rendano i fedeli
laici capaci di proiettare la fede nelle realtà temporali e che offrano
loro non solamente dottrina e stimoli ma anche un orientamento spirituale adeguato
che animi un impegno da vivere come autentico cammino di santità.
Questi sono i tratti essenziali del volto dell’AC, quella di ieri e di
sempre, quella di questo paese e di tanti paesi in tutto il mondo.
Questo è il dono permanente dello Spirito alla Sua chiesa.
Nell’AC dei vari paesi scopriamo varie forme che rendono concreti questi
tratti essenziali, in relazione alle caratteristiche storiche, culturali ed
ecclesiali di ogni luogo, ma a tutti noi è richiesto uno sguardo profondo
al nostro interno per verificare in che misura incarniamo oggi questi tratti
del volto dell’AC.
Questo suppone un impegno rinnovato nella ricerca e nella costruzione del bene
comune. È urgente che noi ci impegnamo e raccogliamo altri nella ricerca
e nella costruzione del bene comune.
Questo esige un compito formativo, una profonda verifica dei nostri atteggiamenti
ma tuttavia, simultaneamente un’azione decisa. Tutti abbiamo qualcosa
da fare, nelle nostre comunità, nei nostri paesi: i bambini, i giovani,
gli adulti, nessuno si può sentire escluso. È necessario contribuire
al rinnovamento delle parrocchie come ci chiede Ecclesia in Europa perché
siano “uno spazio per un reale esercizio di vita cristiana,come pure un
luogo di autentica umanizzazione e socializzazione sia in un contesto di dispersione
e anonimato proprio delle grandi città moderne, sia in zone rurali con
poca popolazione” (EiE 15).
Se ci impegneremo seriamente in questo compito potremo rendere possibile la
costituzione di un’Europa nuova che dia risposta a questa giustizia tante
volte sperata da tanti fratelli e che sia alla base di un mondo piu’ umano,
piu fraterno, più solidale.
Sappiamo, grazie alla fede, che questo momento che ci è dato da vivere
appartiene al disegno del Padre ed è essenzialmente tempo di grazia,
tempo di salvezza. Gesù ci apre il cammino per convertirlo in tempo porvvidenziale,
tempo di speranza. Ascoltiamo le parole del Papa Giovanni Paolo II: “Duc
in altum Azione Cattolica”, e abbiamo il coraggio del futuro.